AMBIENTE, CAPITALE E LAVORO: A CHI SERVE LO STATO DI EMERGENZA?

Foto agenzia Dire

Cosa sta succedendo alla nostra democrazia? Bisogna capire quale mutazione istituzionale sta subendo il Paese dentro la pandemia. La proroga dello stato di emergenza Covid è un passaggio molto delicato se a questo aggiungiamo l’allarme lanciato dal ministro dell’Interno su possibili tensioni sociali in autunno.

Dall’emergenza sanitaria a quella economia e sociale, questo è il trapasso che mette sul tavolo una partita a scacchi fatta di allarmismi e scontro tra scienziati, pressioni delle imprese di capitale, rivendicazioni operaie e subalterne, lo svuotamento dell’attività parlamentare e il fiume di soldi delle organizzazioni mafiose.

A chi serve lo stato di emergenza? Rispondere a questa domanda significa capire in che paese ci ritroveremo a settembre. Lo scontro parte dagli stessi scienziati con Giulio Tarro in testa,  molto in voga tra stampa e partiti sovranisti, che vuole “i nomi degli esperti” che hanno permesso questa decisione utile solo a “scopi politici”. Gli scopi di chi?

Il potere dei decreti

L’avvocato Giuseppe Libutti di “Attuare la Costituzione” lo ripete a suon di tweet: “fate tornare al loro lavoro antecedente tutti i manager che avete chiamato in questo periodo e restituite il ruolo di centralità al Parlamento. Siamo pur sempre in una democrazia parlamentare. Il professore di Storia contemporanea e attivo editorialista Paolo Macry cita Sabino Cassese, “un acuto storico dello stato, un giurista tra i più attenti, un ex giudice della consulta, un commentatore lucidissimo” che oggi interviene (Corsera, Sole24ore, HuffPost) per denunciare lo strappo formale e i gravi rischi sostanziali della annunciata proroga dell’emergenza. Altri nomi di peso come Ceccanti e Mirabelli hanno detto cose simili. Attenzione! O, con il linguaggio del PCI d’antan: vigilanza! Anche Orban, ricorda Cassese, all’inizio faceva il liberale”.

Una deriva ungherese a botta di decreti è quello che teme una vasta area trasversale che va dai liberal alla sinistra storica e quella più radicale.

La semplificazione complica la vita: ambiente, capitale e lavoro

Il decreto Semplificazione serve a sciogliere molti lacci per gli appalti e le opere pubbliche. Alzare la soglia per gli affidamenti diretti e mettere mano a una maggiore libertà d’azione per le imprese. Ma è davvero una buona idea? È ormai ufficiale l’offensiva mafiosa che con i propri capitali sta invadendo l’economia “pandemica” acquisendo imprese e gestendo gli affari illeciti. Chi controllerà? E soprattutto quali garanzie sugli impatti ambientali delle opere pubbliche, la loro fattibilità e sicurezza (vedi Ponte Morandi) e quali garanzie per i lavoratori.

Proprio questi ultimi, la vasta area di disgregazione operaia, precaria, impiegatizia e artigianale, oggi vuole esattamente altro. In tutti i sondaggi emerge la richiesta di detassare il reddito da lavoro mentre chi è in campagna elettorale, vedi lo sceriffo De Luca, vuole detassare gli utili. In mezzo è partita una nuova e puntuale campagna contro il “dipendente pubblico fannullone” che con lo “smart working” si “ruba lo stipendio”. Nomi storici dell’opinionismo di Stato come Gramellini e Ichino.

E il Mezzogiorno? Questa è un’altra partita dentro questo scontro. La richiesta puntale di risorse al Nord che non solo con la sua compagine leghista, classe dirigente responsabile di un disastro sanitario in Lombardia, ma anche con quella Dem (vedi Sala e Bonaccini) batte cassa scrivendo il capitolo della disuguaglianza territoriale strutturale nell’assetto politico e istituzionale degli ultimi 20 anni.

Alla fine, poi, ci sono gli italiani che vivono di lavoro e sfruttamento. A Napoli lo scorso giovedì ci sono stati cortei e blocchi operai. Oggi un’assemblea ha riunito i sindacati di base e anche delegati della Fiom e pezzi di Cgil per la costruzione di uno sciopero generale. C’è un grande scontro sociale all’orizzonte e, citando definizioni del ‘900, di classe dentro questa pandemia.

A chi serve lo stato di emergenza? Osservare e analizzare oltre la cronaca sarà il compito dei prossimi mesi per fornire un racconto preciso su quale virus sta rischiando di contagiare il Paese.

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.