LA CALABRIA HA “UN MISTERO AL CUBO”: IL TOUR ESTIVO DEL LIBRO DI LOU PALANCA

Ripartono le presentazioni di Mistero al cubo, l’ultimo romanzo scritto dal collettivo calabrese  Lou Palanca. Si parte da San Vito Ionio il prossimo 21 luglio con una fitta agenda di eventi (le date nella foto accanto).

La trama

In un freddo venerdì di dicembre, il professore De Vitis, ordinario di diritto penale comparato ormai prossimo alla pensione, viene ritrovato senza vita nel suo studio, al Cubo 12C, di un grande campus universitario calabrese. Cosa è accaduto? Chi poteva voler morto l’illustre cattedratico? Il commissario Gironda e la dottoressa Musso indagano tra le ombre scure che avvolgono l’ateneo alla difficile ricerca di colpevoli e moventi. Un giallo atipico e corale in cui i personaggi, ciascuno con il proprio carico di angosce e inquietudini, si muovono tra il campus ed il tessuto urbano circostante raccontando con disincanto il mondo accademico e le sue contraddizioni.

Un estratto

Giampaolo Orsini è un fiume in piena. Occhi arrossati, viso stanco e tirato, capelli sempre più radi, del mio brillante collega di qualche anno fa resta ben poco. Siamo alla Cantina Bentivoglio, in una via limitrofa all’Università di Bologna. Ho inventato un impegno pomeridiano in via Zamboni e gli ho chiesto di raggiungermi. Beviamo una Barbera d’Alba che accompagna un piatto di salumi. Lui non ha ancora toccato cibo. Io mi sento stanco per il viaggio messo su in fretta e furia per incontrarlo e per gli eventi dolorosi di questi giorni ma non intendo interromperlo. Il volo di ritorno a Lamezia, con tutto quello che è costato facendo il biglietto in giornata e sotto le feste, mi aspetta tra non molto.

«Capita che qualcuno invochi leggerezza, o al contrario rimpianga la profondità perduta. Ma il punto, Giulio, è che manca la stupidità. Non certo la stupidità dei discorsi o degli atteggiamenti, ma la stupidità come spazio separato in cui sia possibile permettersi quello che altrove e altrimenti non è conveniente. Manca lo spazio della stupidità perché la stupidità è andata al potere. Non gli stupidi, che sarebbe altrimenti semplice sostituirli, ma la stupidità nel suo complesso, nella sua logica, nella sua invincibile forza. Come spiegheresti altrimenti il dominio burocratico delle strutture universitarie, la premialità connessa alla riduzione dei fuori corso e dunque all’agevolazione per ciascuno, specie se ignorante, a superare l’esame e a concludere rapidamente il corso di studi, o ancora il limite invalicabile delle pagine dei programmi d’esame, con il dilagare di volumi a caratteri rimpiccioliti e sempre più fitti. Come spiegheresti altrimenti, Giulio, il taglio dei fondi alla ricerca e il blocco di una intera generazione in un limbo di precariato e attese che disincentiva ogni ambizione e ogni investimento formativo. Mi muovo nel mio deserto puntellato di codici, sentenze, dizionari e frustrazioni, ma mi sento tranquillo, pacificato dalla consapevolezza che solo la morte precoce e improvvisa di qualche collega aprirà uno spazio per me o per uno come me. Sto tranquillo e attendo».

Orsini suda copiosamente, si riempie il bicchiere e mi lascia uno spazio. Sono indeciso se rimarcare l’indelicatezza dell’ultima frase o se invece incalzarlo. Mi rifugio in poche parole neutre, di attesa: «Avrai saputo di Lorenzo De Vitis, potrai immaginare il mio dolore».

«Certo, ho saputo di Lorenzo. Ormai prossimo alla pensione, peraltro – mi fissa con l’aria sempre più stravolta – come ho saputo di Castello. Due ordinari della nostra materia. È già qualcosa, ma non basta evidentemente. Ci vorrebbe un programma a lungo termine, un sistema non casuale, non episodico. Ci vorrebbe un ultimo sforzo del Ministero per annientare quel che resta del nostro senso morale. Ci vorrebbe il coraggio di aiutare il destino».

Orsini ride nervosamente, poi riprende il suo monologo. Io fingo di controllare se ho ricevuto qualche messaggio e mi accerto che la registrazione stia proseguendo. Due sono troppo pochi, ribadisce Orsini, e prima che ce ne sia un terzo sarà bene fare ascoltare questa conversazione al commissario Gironda.

 

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