NAPOLI, ELEZIONI VICINE E LA NAVE AFFONDA: L’ “INTELLIGHENZIA” ARANCIONE MOLLA LUIGI DE MAGISTRIS

Non è certamente un fatto nuovo, anzi. Il trasformismo è una modalità politica vecchia dall’Unità d’Italia in poi. Oggi è tornato di moda con le liste civiche piene di transfughi del centro-destra alla corte del probabile vincente delle elezioni regionali: Vincenzo De Luca. Eppure c’è un altro tipo di opportunismo trasformista che riguarda la cosiddetta “intellighenzia” ed è quella “arancione” che per anni ha narrato e supportato la “rivoluzione” di Luigi de Magistris.

Il sindaco sta assistendo alla caduta come birilli dei suoi più ferventi fans, solo ora che è agli sgoccioli del suo mandato e, soprattutto, con un futuro politico molto incerto. Ora che l’ex pm è in balìa delle onde romanzieri, giallisti, artisti ed “esperti” staffisti si stanno riposizionando verso i lidi più “sicuri” della coalizione “vincente” dello sceriffo di Salerno.

Tra i più attivi in questo “cambio di posizione” è Maurizio De Giovanni, lo scrittore del famoso “Commissario Ricciardi”, best seller editoriale e televisivo con la fiction Rai. E rappresenta quello più clamoroso visto che De Giovanni era vicinissimo al sindaco curandone la prefazione del libro “La città ribelle” dove scriveva così appena 3 anni fa: “è la storia di un Sud diverso, che non accetta più stereotipi, che non vuole essere il castello degli orrori di un paese che è troppo luna park per essere vero”. La vicinanza dello scrittore a Dema arrivava fin dentro i centri sociali come ospite di punta agli eventi di Mezzocannone occupato. 

Poi da fine 2019 iniziano dichiarazioni a mezzo stampa dove si smarca da questo appoggio politico degli ultimi anni. E così partono gli endorsement per De Luca su come ha governato la Campania, soprattutto durante l’emergenza Covid.

Poi è di questi giorni la prima firma al “Manifesto dei 101” che raccoglie, come scrive Carlo Porcaro sul Mattino oggi, “quel pezzo di società civile che ha creduto nel sindaco Luigi de Magistris e ne è rimasta fortemente delusa”. Per la cronaca pochi giorni fa è anche arrivata la recente elezione di De Giovanni a “presidente del Comitato tecnico scientifico per la tutela della lingua napoletana, ente votato all’unanimità con una legge regionale”.

In realtà lo scrittore è recidivo in questi cambi di posizionamento. Pochi mesi prima della vittoria arancione del maggio 2011 era uno dei maggiori sostenitori di Nicola Oddati alle primarie del Pd, partecipando alle convention elettorali e diceva: “Nicola è davvero innamorato della città e questo per me è un ottimo inizio”.

Da questo esempio c’è molto da ragionare su cosa sia accaduto a Napoli in questi 10 anni. Se il sindaco sembrava ostinatamente convinto di fare la rivoluzione, c’erano intorno a lui corte e cortigiani che amplificavano in modo acritico questa Amministrazione mentre ora la mollano come nel più classico dei copioni italioti.

Poi c’è un altro tema e riguarda la questione morale. Il trasformismo è spesso legato al “personale politico” e con una forma scandalistica che colpisce quando lo schieramento non è a sinistra. È molto più sottile, invece, la capacità camaleontica di una certa “società civile” (spesso liberal e di sinistra) che applica il vecchio adagio della saggezza napoletana: “fa’ chella che dico io, ma non fa’ chella che faccio io” (fai ciò che dico ma non fare ciò che faccio io, ndr)

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

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