GIANCARLO SIANI ISOLATO ED ESPOSTO: DOPO 35 ANNI LA PROFESSIONE SI GUARDI ALLO SPECCHIO

“Gli amici? Ho sempre pensato che molti erano fasulli e si sono dimostrati tali quando abbiamo ripreso le indagini. Vado a memoria, ma c’è stato anche qualche collega del giornalista che aveva avuto delle confidenze importantissime tali da direzionare l’inchiesta subito dopo il delitto e ha cominciato a ricordare dopo ben 3 interrogatori”.

Sono parole agghiaccianti quelle di Bruno Rinaldi in un’intervista al Mattino del 19 settembre, il poliziotto capo della squadra Mobile di Napoli chiamato a investigare sull’omicidio di Giancarlo Siani. A 35 anni di distanza dall’assassinio consumato il 23 settembre 1985 la memoria fa emergere ciò che la retorica accantona: l’estrema solitudine di Giancarlo, a partire dagli “amici” e dai “colleghi” insinuando dubbi atroci.

“Era un grande giornalista ma isolato e quindi esposto”, prosegue Rinaldi. Giancarlo indagava sulla camorra di Torre Annunziata nel post terremoto, aveva raggiunto informazioni su livelli molto sensibili e aveva raccolto tutto in un dossier: chi sapeva di quel dossier? Perché non ha parlato?

Oltre all’aspetto giudiziario dell’inchiesta ciò che lascia increduli è il clima e l’ambiente dentro il quale si muoveva Giancarlo. La categoria deve interrogarsi sui meccanismi disumanizzanti e disumani che lasciano soli certi giornalisti, che li espongono a macchine del fango o addirittura proprio dentro la professione si creano fake news ad hoc per attaccare e isolarli. Questo clima e queste modalità sono tremendamente attuali dentro la crisi estrema della professione.

È l’etica la grande assente, non solo quando si leggono certi titoli o articoli offensivi che chiamano all’indignazione generale verso questa o quella testata. Questa categoria deve interrogarsi su ciò è diventata, soprattutto a Napoli. Deve guardarsi allo specchio e fare i conti con le forme di individualismo e arrivismo senza scrupoli che non sono una sana competizione ma meschine forme di cecchinaggio ad personam.

Certo, ci sono tante eccezioni e tanti giornalisti che fanno dell’etica la propria pratica. Però il rischio che un altro Giancarlo Siani, quando rinascerà, resti solo è dietro l’angolo: basta poco, basta il silenzio e girarsi dall’altra parte.

 

 

 

 

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

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