IL COVID, IL CALCIO E LA SALUTE: CHI RISPETTA LE REGOLE

“Noi rispettiamo le regole”. Così Andrea Agnelli ai microfoni di Sky spiega la pagliacciata di scendere in campo da soli e vincere da soli in nome di un protocollo mentre il Paese bruca in una crisi sanitaria e sociale. Sul rispetto delle regole poi, per un club retrocesso in B nel 2006 e che deve spiegare alcune cose sul caso Suarez, verrebbero facili alcune battute ma è meglio restare sui fatti.

A parte la Lega Calcio, il puntualissimo Matteo Salvini e alcuni giornalisti-ultras che non riescono nemmeno a fare il loro mestiere quando si parla della loro squadra del cuore che danno ragione ai bianconeri, ecco cosa dicono le istituzioni italiane a proposito di regole.

Il ministro della Salute Speranza

“Juventus-Napoli stasera? E’ gia deciso che non si giochera’ ma attenzione perche’ le cose importanti ora sono altre, e’ il lavoro degli ospedali”, così il ministro della Salute Roberto Speranza da Lucia Annunziata a Rai3

Il comitato tecnico scientifico

Il Comitato Tecnico Scientifico, “a proposito del caso dei calciatori positivi al contagio dal virus SARS-CoV-2, richiama gli obblighi di legge sanciti per il contenimento del contagio dal virus e ribadisce la responsabilita’ dell’Autorita’ Sanitaria Locale competente e, per quanto di competenza, del medico sociale per i calciatori e del medico competente per gli altri lavoratori”.

Il viceministro Sileri

Chi decide sulla partita Juventus-Napoli? “Spetta alla Asl che individua il rischio ponderato e decide se quella persona deve o non deve stare in quarantena. Non sono i 2 giocatori” positivi il problema, “ma i contatti stretti” che possono avere. Lo dice Pierpaolo Sileri, viceministro della salute, a ‘Non e’ l’Arena’ su La7.

Il ministro dello sport Spadafora

Per il ministro “la vicenda Juventus Napoli ci impone ancora una volta un richiamo all’attenzione e alla prudenza di cui il Paese ha bisogno in un momento tanto delicato ed incerto.Il protocollo proposto dalla FIGC e validato dal CTS ha provato a mettere in sicurezza il calcio italiano per consentire la ripartenza da tutti auspicata. È evidente pero’- sottolinea Spadafora- che la situazione generale sia divenuta nelle ultime settimane ancor piu’ complessa, tanto da non lasciare immune neppure il mondo del calcio nonostante le rigide regole adottate. Ed e’ per questo che, come e’ stato piu’ volte chiarito sia nei verbali del CTS che nei DPCM, alle Autorita’ sanitarie locali e’ demandata una chiara responsabilita’ e una precisa azione di vigilanza”.

L’Asl di Napoli 2

“Il Napoli non poteva partire per Torino. Avrebbe messo a rischio molte altre persone”. A Radio Capital parla Antonio D’Amore, direttore generale della Asl Napoli 2 Nord che questa mattina ha inviato una lettera alla societa’ di De Laurentiis per chiedere di isolare la squadra in partenza per il match con la Juventus. “Il Napoli ci ha chiesto un parere dopo i due casi di positivita’” spiega D’Amore “noi abbiamo risposto che il contatto stretto va considerato tale anche in questo ambiente e quindi dobbiamo stare attenti agli spostamenti delle persone che sono state in contatto con i positivi al tampone”. I giocatori non potevano quindi lasciare il proprio domicilio. “Per noi” risponde D’Amore “i contatti stretti sono tutta la squadra perche’ i giocatori utilizzano tutti gli stessi spazi dei contagiati, dallo spogliatoio alle docce. Per questo il Napoli non poteva partire per Torino”.

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