QUEI GIOVANI SUL SELCIATO CI RACCONTANO DI UNA NAPOLI CATTIVA CHE HA PERSO UMANITÀ

“Avete messo il delitto nel bilancio familiare come una cosa normale”. Le parole del monologo finale di Eduardo De Filippo nella Voci di dentro spiega cosa sia oggi Napoli. La vicenda di Luigi Caiafa, 17enne morto durante sotto i colpi della polizia mentre faceva una rapina, è l’ultimo anello di una catena di morte e disumanità.

Dopo 10 anni di retorica Napoli si sveglia con i “cuori” installati nel centro storico grondanti di sangue e di odio. Non esiste alcuna città dell’amore come per chi si è illuso di una “rivoluzione napoletana” solo perchè il centro cittadino si è trasformato in un luna park tra fritture, cicchetti e mandolini.

Lo ha spiegato bene don Gennaro Matino a Radio Crc stamattina, usando parole crude con un tono pungente. Non è colpa del sindaco o del suo silenzio, qui è la città intera che è cambiata e assorbe come una spugna nella sua normalizzante brutalità ciò che avviene intorno. Ma quale cuore, ma quale amore.

“Questa è diventata una città cattiva – ha gridato Matino – inutile girarci intorno e va cercare nel torbido. E nella ‘fetenzia’ dei pensieri più cattivi la giustificazione degli orientamenti malati. Non è il sindaco che non parla ma la città che non parla per nascondere la sua cattiva morale”.

“Oggi l’unico dolore è solo se il Napoli gioca, vince o perde. Poi domani ci lamentiamo se la maggior parte delle persone vuole scappare ma non solo per cercare lavoro, si cerca quella umanità che non c’è”, ha aggiunto Matino.

In realtà il sindaco Luigi de Magistris è intervenuto parlando a Radio24 sulla vicenda: “sono più per fare una attività di recupero forte sui territori: Napoli ha dimostrato di aver sottratto molta manovalanza familiare in contesti mafiosi in cui non si ipotizzava nemmeno astrattamente che si potesse raggiungere questo obiettivo”. Eppure Luigi Caiafa era già in un progetto di recupero, faceva il pizzaiolo come messa alla prova e il padre Ciro ha raccontato che “voleva andarsene da qui appena compiuti 18 anni”. Un padre già agli arresti domiciliari e una madre a cui la Questura non ha nemmeno comunicato la morte del figlio, genitori che chiedono verità sulla dinamica dei fatti.

In fondo potremmo girarci attorno e parlare di progetti di inclusione, di sicurezza del territorio e del disagio sociale. Eppure bisogna fermarsi e riflettere chiedendoci perché reputiamo normale che minorenni girino soli di notte, perché la distinzione tra un atto criminoso e la propria provenienza sociale viene marcata in un senso giustificatorio e autoassolutorio o al contrario come condanna in terzo grado, perché questo carico di rabbia non si esprime per l’assenza di lavoro, servizi, sanità e trasporto pubblico, perché questa città ha smesso di “studiare” fuori e dentro le scuole e le università relegando i luoghi dell’impegno civico e intellettuale a ristretti club che si parlano addosso sui social.

Napoli esce a pezzi da questo decennio. In quello precedente veniva fuori dalla crisi rifiuti, oggi la spazzatura è stata messo sotto al tappeto di una putrida morale che non sa più indignarsi e occuparsi di chi ci sta accanto.

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

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