NAPOLI TORNA IN PIAZZA, TRA RABBIA E TENSIONE “SI RIPRENDE” SANTA LUCIA: “SE CI CHIUDI, CI PAGHI”

Nessuno scontro, nessuno infiltrato. L’Italia brucia, Napoli ha iniziato e stasera una piazza eterogenea ha gridato la sua rabbia: “se ci chiudi, ci paghi”. In piazza Plebiscito prima delle 18 ci sono già centinaia di persone, diventeranno quasi 3mila.

Non ci sono infiltrati ma tanto popolo stasera. I timori dopo le informative dell’antimafia e le parole del Procuratore Cafiero De Raho come di altri esponenti istituzionali: spirano venti eversivi nelle rivolte e nella disperazione.

Ristoratori, piazzaioli, animatori, giovani, studenti, precari, lavoratori, famiglie sono i soggetti che sono scesi armati di telefonini e cartelli. Si raggruppano nella piazza in vari speaker corner, fanno capolino davanti alle telecamere radiotelevisive in diretta per dire la propria, con rabbia ma con educazione.

Tra loro spunta il generale Antonio Pappalardo, l’ex carabiniere che il 30 maggio ha portato in piazza i “gilet arancioni”: la versione italiana dei gilet italiana in salsa no mask e negazionista. Stavolta Pappalardo non nega il Covid, intervenendo durante la nostra diretta Facebook, ma che non giustifica le chiusure ed è corso a Napoli perché “il Sud si sta risvegliando”.

I fantasmi di venerdì scorso sono lontani ma questo non fa arretrare i manifestanti nell’intenzione di raggiungere la sede della Giunta regionale in via Santa Lucia. Verso le 19.30 alcune centinaia si avvicinano al cordone delle forze dell’ordine con le mani alzate e ottengono l’apertura del varco. Il corteo procede sotto la sede del governatore contestatissimo e primo nemico per queste categorie martoriate dalla crisi pandemica.

Dopo aver circondato la Regione un momento di tensione si è registrato quando un gruppo composto da poche decide di persone ha provato a raggiungere il lungomare senza permesso delle forze dell’ordine. La polizia, in tenuta antisommossa, è intervenuta per bloccare i manifestanti e nell’occasione un uomo e’ stato fermato, ma rilasciato poco dopo. “Ho un’attività che devo fare? Ho paura per mio padre, si deve suicidare?”, ha detto la persona fermata ai poliziotti. Una donna, rivolgendosi agli agenti, ha detto che la protesta “non e’ contro la polizia ma contro chi ci governa. Siamo cittadini che hanno rispettato le regole, non siamo camorristi. Vogliamo libertà”.

“Libertà, libertà” è il grido che è risuonato di nuovo stasera. Intorno la città si spegne, calano saracinesche e si spengono le insegne. Qualcuno vuole disobbedire restando aperto e di fronte si aprono strade vuote di una Napoli che prova a non arrendersi al disastro economico.

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

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