BASILICATA, FP CGIL: “A POTENZA E MATERA PRESSIONE SUGLI OSPEDALI, OCCORRE INTERVENIRE”

La Basilicata è ormai tra le 11 regioni nello scenario 4 che, secondo quanto sostiene l’Istituto superiore di sanità, prevede l’impossibilità di tracciare tutti i casi, un sovraccarico del sistema sanitario e una grande difficoltà a proteggere i soggetti fragili.

“Non c’è più tempo da perdere – scrive Giuliana Pia Scarano, segretaria generale Fp Cgil Potenza – il contagio corre veloce e nei prossimi giorni vedremo gli effetti della crescita costante del numero dei contagi in Basilicata, quando ormai continuando con questo trend rischiamo di non poter più garantire  l’assistenza a chi ne avrà bisogno. Si prenda atto della situazione e si assumano le determinazioni necessarie. È il tempo di agire e fare scelte tempestive per limitare e gestire l’urto di questa situazione sul sistema sanitario regionale lucano”.

“Non  si possono continuare ad intasare i due ospedali più grandi della regione – continua Scarano – quello di Potenza e quello di Matera, con malati covid andando verso un inevitabile, quanto imminente, blocco di tutte le altre attività, anche le alte specialità. I nosocomi dei due capoluoghi devono essere riservati ai casi covid più acuti o in via di evoluzione. Il livello di pressione sui Pronto Soccorso, con i pazienti costretti alle lunghe attese cui stiamo assistendo in questi ultimi giorni, è già un segnale di sofferenza del sistema”.

Non è pensabile, soprattutto con un numero così alto e in vorticosa crescita di contagi, che “i positivi, al di là della gravità dei sintomi, arrivino tutti al San Carlo o al Madonna delle Grazie; i paucisinomatici devono essere intercettati prima, magari riorganizzando i pronto soccorso attivi degli ospedali periferici in pronto soccorso covid, al fine di ricoverare presso le rispettive strutture ospedaliere, i pazienti con sintomi lievi, che necessitano di cure a media intensità. Gli ospedali sul territorio, grazie alle attrezzature, ai medici e agli operatori in servizio, possono assicurare da subito adeguata assistenza a questa tipologia di malati e decongestionare la pressione crescente sulle strutture di Potenza e Matera. Occorre intervenire immediatamente dando effettività a un’organizzazione del sistema in base alla minore o maggiore intensità di cura da assicurare”.

“A oggi nella nostra regione per un positivo covid esistono solo due alternative: l’isolamento domiciliare o il ricovero ospedaliero ; questo perché, pur essendovi stati annunci a più riprese, di fatto  nulla è stato messo in campo per le cure intermedie. Non è dato sapere a che punto siamo rispetto all’individuazione di  soluzioni alberghiere, strutture sanitarie e sociosanitarie o strutture residenziali a bassa intensità dedicate in via esclusiva a pazienti Covid-19”, prosegue la sindacalista.

Ne consegue che anche di fronte ad un contagio ormai accertato si resta all’interno delle famiglie, divenute ormai nucleo dei focolai che si sviluppano una volta che uno dei membri della famiglia si è contagiato all’esterno. “Non si può continuare a pensare di isolare i positivi asintomatici in casa: questi devono essere ospitati in strutture covid di tipo alberghiero a bassa intensità di cure, quindi facilmente gestibili dalle unità Usco che potrebbero controllarli periodicamente assicurandone il totale isolamento”, aggiunge Scarano.

“Solo rendendo possibili  le cure a media e bassa intensità negli ospedali periferici e altri tipi di strutture dedicate,  si potrà allentare la pressione sugli ospedali di Potenza e Matera, riservandoli ai casi più gravi e critici di pazienti covid che saranno ricoverati nei tre reparti dedicati,  pneumologia, malattie infettive e medicina d’urgenza, dando la possibilità ai medici di destinare loro le maggiori energie e nel contempo, avendo definito un percorso covid (sporco) ben separato da quello no covid (pulito), continuare nella cura di tutte le altre patologie a partire da quelle oncologiche, che non possono più permettersi alcun tipo di rallentamento o peggio ancora di stop”, sottolinea la segretaria Fp Cgil.

“Poche e precise mosse fatte in tempi brevi, anzi brevissimi, i tempi che ci sono imposti dall’andamento dei contagi. Dopo tanti mesi dall’inizio della pandemia ci saremmo aspettati che la task force regionale fosse in grado , oltre che fornire l’aggiornamento quotidiano dei numeri del contagio, di avere dati di previsione per l’andamento della pandemia, perché i numeri raccolti vanno anche elaborati secondo modelli matematici in grado di dare la previsione per i giorni a venire e in base a questa organizzare in anticipo e con immediatezza la risposta sanitaria. Non possiamo più permetterci di rincorrere gli eventi”, conclude la sindacalista.

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