LAVORARE DA SUD? SI PUÒ FARE: ECCO L’INDAGINE SOUTH WORKING CHE SARÀ NEL RAPPORTO SVIMEZ

Presentato il progetto che, grazie al sostegno e alla collaborazione della Fondazione CON IL SUD, entra nella fase operativa, con l’avvio della campagna di adesioni e della rete di sostegno ai lavoratori. Avviato anche un Osservatorio sul tema: anticipati alcuni dati di un’indagine di South Working che farà parte del Rapporto Svimez 2020 e che sarà diffusa nella sua interezza nei prossimi giorni da Svimez e Fondazione.

L’Associazione “South Working – Lavorare dal SUD” è impegnata nello studio dello smart working localizzato in una sede diversa da quella del datore di lavoro, in particolare dal Sud Italia e dalle aree interne, valutandone i pro e contro per formulare delle proposte di policy in questo campo finalizzate alla riduzione del divario economico, sociale e territoriale nel Paese. South Working ha creato un movimento di opinione sul tema, dando un nome al fenomeno e creando una rete fra tutti i soggetti interessati: lavoratori, aziende ed enti pubblici.

Sta classificando gli spazi per il lavoro agile presenti sul territorio italiano come coworking, bar attrezzati, biblioteche, o librerie, per permettere ai South Worker di lavorare da un luogo adeguato e di socialità. Oltre alla diffusione del movimento di opinione, South Working ha attivato un Osservatorio sul tema, attraverso l’organizzazione e la partecipazione a incontri e ricerche.

 Il Rapporto Svimez 2020, per esempio, includerà un Focus su South Working, attraverso il quale si è voluto comprendere quali siano le caratteristiche della platea dei potenziali interessati al progetto. Si tratta di un sondaggio esplorativo e anonimo, diffuso a mezzo stampa e tramite sito web e canali social abitualmente utilizzati da South Working. Il quadro completo sarà presentato nei prossimi giorni. Di seguito, alcune anticipazioni emerse nel corso dell’evento di presentazione dell’iniziativa.

L’IDENTIKIT DEI “SOUTH WORKERS”

Gli intervistati sono relativamente giovani, quasi l’80% ha un’età compresa tra i 25 e i 39 anni. In merito al genere, il campione è formato dal 53,5% di maschi, il 46,3% di femmine e dallo 0,2% di altro genere. Il 52,7% di intervistati in possesso di una laurea magistrale, il 15% è in possesso di un master di II livello e un 7,2% di un dottorato di ricerca.

Gli ambiti lavorativi di cui si occupano gli intervistati sono primariamente legati al mondo del settore terziario, in particolare: ingegneria (22,6%), economia (15,9%), giurisprudenza (7,6%) e settore bancario (7,6%). Si registra un dato di elevata istruzione.
Tra i lavoratori, i datori di lavoro sono per la maggior parte privati (80,4%) e i contratti a tempo indeterminato (70,5%).

INSODDISFAZIONE

Un dato di interesse è l’alto numero di intervistati che hanno risposto che non vivono nella regione in cui vorrebbero vivere adesso (58,1%), tra 5 anni (60,5%) o tra 10 anni (63,2%) .
Appaiono basse o molto basse, specie se si considerano la giovane età media e gli elevati titoli di studio, le percentuali di chi ha risposto di essere “molto” soddisfatto delle attuali situazioni in particolare per qualità della vita (10,6%) e felicità (8,5%).

ASPIRAZIONI

Ben l’85,3% degli intervistati ha sostenuto che andrebbe a vivere al Sud se potesse mantenere il suo posto di lavoro e lavorare a distanza.

SALARIO

In relazione al tema dei salari, molto controverso e da studiare ancora approfonditamente, il 25,7% degli intervistati sostiene che sarebbe disposto a rinunciare a una percentuale del 20% dello stipendio attuale in cambio della possibilità di lavorare a distanza dal Sud, con un ulteriore 38,2% che accetterebbe di rinunciare a una percentuale dello stipendio non superiore al 10%.

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