“CHI SA PARLI, MARIO ERA UOMO LEALE”: ANNA E PINO PACIOLLA APRONO IL FESTIVAL DEL CINEMA DIRITTI UMANI DI NAPOLI

“Mario è stato un uomo leale e autentico, con la schiena dritta e che non ha accettato compromessi. Merita verità e giustizia. Per questo ci rivolgiamo alle tante persone che lo hanno conosciuto e incrociato. Chi sa, parli. Chi non lo farà si renderà complice di questo delitto”. L’intervento è scritto a mano, ma i volti e le lacrime tradiscono l’emozione e la sofferenza di Anna e Pino Paciolla, i genitori del cooperante napoletano morto in Colombia in circostanze da chiarire. L’appello affinché venga fatta luce sulla scomparsa di Mario apre il XII Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, dedicato alla sua memoria. 

La richiesta di verità

La famiglia Paciolla è intervenuta durante la presentazione del Festival in diretta streaming, accompagnata dal legale Alessandra Ballerini. Proprio l’avvocato, già rappresentante della famiglia Regeni, introduce l’appello parlando di diritto alla verità: “Quando parliamo di Mario, come di Giulio (Regeni, ndr) e degli altri, bisogna ricordarsi anche che il diritto alla verità è un diritto umano fondamentale, e che il diritto di chiedere la verità è stato violato non solo sui loro corpi ma anche sulle famiglie e su tutti noi. Questa è la richiesta di una comunità che chiede che venga ridata dignità anche attraverso la verità. Che viene prima della giustizia, che deve tramutarsi in giustizia processuale. Poter ricostruire cosa è successo, perché le persone che dovevano proteggere Mario non l’hanno protetto… è per quel diritto umano che dobbiamo batterci”.

L’avvocato ha poi tenuto a sottolineare che in questi mesi il silenzio della famiglia Paciolla è stato necessario ai fini di questa costante ricerca della verità sulla morte di Mario: “Rispettate i nostri silenzi, se non abbiamo parlato finora c’è un motivo”. 

All’appello si unisce il comitato “Giustizia e verità per Mario Paciolla”, rappresentato durante lo streaming da Simone Campora. 

Fnsi: “pronti a fare da scorta mediatica” 

Alla presentazione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della FNSI Giuseppe Giulietti e padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi e del mensile San Francesco. “A qualsiasi iniziativa verrà presa, nel rispetto della volontà della famiglia Paciolla, noi aderiremo. Se ci sarà un appello, se ci saranno richieste noi faremo quello che abbiamo fatto per Regeni e Rocchelli: scorta mediatica.

Qualunque sarà l’iniziativa che andrà sostenuta, metteremo la nostra firma. Mario è stato colpito per il suo desiderio di conoscenza, manterremo la luce sul suo nome. Nel momento che cancelli la memoria, quel nome scompare. Faremo sì che ciò non accada”, queste le parole di Giulietti.

I “diritti in ginocchio” a causa del virus

La conferenza è stata l’occasione di presentare la XII edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, dedicata quest’anno all’impatto del Coronavirus sui diritti umani in tutto il mondo. Oltre 200 tra lungometraggi e corti sono arrivati in questi mesi alla direzione del Festival da tutti i continenti, tra questi ne sono stati scelti 33 che andranno a concorso nelle quattro categorie Human Rights DOC, Human Rights Short, Human Rights Youth e Ciack Migraction. Un ulteriore prestigioso premio sarà assegnato dalla speciale giuria composta da esperti della FICC (Federazione Italiana dei Circoli di Cineclub) che ne assicurerà la distribuzione atraverso la loro rete. A questi si affiancheranno, dal 17 al 24 novembre, i traizionali eventi che caratterizzano da sempre questa manifestazione. Per rispettare le indicazioni legate al contenimento della pandemia da Covid il Festival si svolgerà interamente online attraverso la piattaforma www.cinenapolidiritti.online .

“Grazie al Festival, perche hanno deciso di organizzare questa edizione nonostante tutto, in un anno assurdo e in un momento difficilissimo”, afferma Eleonora De Majo, assessore alla Cultura del Comune di Napoli che da sempre patrocina e sostiene la manifestazione. “Abbiamo estremamente bisogno di parlare di diritti umani in questo momento storico. Siamo concentrati sulla pandemia globale al punto che tanti dei problemi, delle contraddizioni che attraversano il mondo, passano in secondo piano e rischiamo di dimenticarle”. 

“Grazie – aggiunge l’Assessore – per la dedica a Mario Paciolla, un ragazzo della nostra città che ha scelto di spendere tutta la sua vita per la tutela dei diritti umani. Ci sono ombre sulla sua morte e noi come Comune nel nostro piccolo abbiamo tenuto accesi i riflettori sulla sua storia in ogni occasione utile. Spegnere la luce vuol dire abbandonare la ricerca della verità”. 

Su Mario e sulla figura dei cooperanti internazionali si sofferma Maurizio Del Bufalo, coordinatore del Festival: “A volte sono ragazzi mandati allo sbaraglio, altre volte professionisti di alto livello lasciati soli. La cooperazione internazionale è sottovalutata nel nostro Paese. Ingiustamente, i ragazzi non riescono ad avvicinarsi a questa professione, a causa del disinteresse della politica e del sistema della formazione. Serve uno sforzo corale per dare prospettive a questa professione”.

“Non entriamo nella cronaca del virus”

Ritornando sul tema focale del Festival, Del Bufalo ci tiene a sottolineare come l’intenzione degli organizzatori “non è entrare nella cronaca, cosa che fa già la stampa costantemente e in maniera professionale. Noi volgiamo approfondire il legame tra la compressione dei diritti umani legata al virus e la difesa della nostra concezione di Stato di diritto. In questo caos rischiamo di perdere qualcosa di straordinaramente importante. Qualcuno, nel Governo, ha detto che non lasceranno nessuno indietro. Bella intenzione, ma difficile da perseguire. Noi abbiamo fatto nostro, però, questo concetto e spiegheremo dove crediamo ci siano nascoste le debolezze dei sistemi democratici dell’Occidente e del resto del Mondo”. 

Non mancheranno analisi su situazioni lontane come quelle dell’India e del Myanmar, della Palestina e dei Paesi dell’America Latina, ma si parlerà anche di Europa e dei sovranismi in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, e infine in Italia per capire come la pandemia abbia messo in ginocchio i diritti dei detenuti, dei migranti, delle persone con disagio mentale. Il Festival metterà di nuovo Napoli al centro del Mondo, come una vera Capitale dei Diritti.

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