LA MANO DI DIOS IN OGNI BAMBINO DIETRO UN PALLONE: NAPOLI NON PIANGERE, MARADONA NON MORIRÀ MAI

Il bambino povero di Buenos Aires che voleva giocare ai mondiali e vincerli. Poi arrivato a Napoli davanti a uno stadio gremito solo per vederlo e disse: “voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires”. Diego Armando Maradona era un predestinato e la sua morte è un lutto planetario per chi vedeva in questa icona qualcosa oltre il calcio.

Quel 22 giugno del 1986 si sente ancora il telecronista Vicotr Hugo Morales strapparsi le corde vocali per il “barrilete cosmico” di Diego che dopo “la mano di Dios” abbatte l’odiata Inghilterra. Sarà Coppa del Mondo in Messico, come voleva quel ragazzino della periferia argentina che palleggiava in strada.

Un anno dopo il mito realizza un altro sogno nell’unica città del mondo dove poteva diventare una figura di una religione popolare: Napoli. Il 10 maggio 1987 il primo scudetto sotto al Vesuvio, Diego è il Re e la città crede in una divinità a cui resterà per sempre devota. Arriveranno la Coppa Uefa, il secondo scudetto strappato al Milan di Berlusconi e la Supercoppa Italiana contro la rivale di sempre, la Juventus.

No, non è solo calcio. Maradona ha rappresentato il sogno di generazioni e popoli senza nome attraverso un pallone in un’epoca in cui raccontavano la fine della storia e dell’utopia di un altro mondo. Maradona è quello che ci mette la faccia, prende posizione nella fase di transizione verso il calcio business. Maradona è politica accanto ai popoli sudamericani stringendo il pugno con Fidel e Chavez. Maradona è un uomo che troppi hanno giudicato senza avere alcun pulpito da cui elargire una morale illibata nè un’etica frati francescani. Maradona è un padre che oggi i suoi figli piangono. Maradona è stato tremendamente umano anche nel mito che si è costruito.

A 60 anni è troppo presto per morire ma non per chi sarà eterno. La figura planetaria di un numero 10 che è andato oltre il calcio e ha unito due continenti, popoli lontani, in quel sorriso beffardo di chi dice “non mi avrete mai”.

Maradona vivrà ogni giorno sulla facciata di una periferia napoletana che stasera lascia candele, fumogeni e striscioni piangendo come si fa con un familiare, un amico. Maradona sarà sempre nelle strade più affamate dove corrono quei bambini che inseguono un pallone per vederlo dentro la rete e gridare gol come quel ghigno a Usa ’94 contro la Grecia. Napoli non piangere, Maradona non morirà mai.

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

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