A DIFESA DEL MARADONA UOMO CONTRO IL PULPITO IPOCRITA DEL MORALISMO ITALIOTA

Giuseppe Manzo – Non solo cordoglio planetario, commozione e memoria. La morte di Diego Armando Maradona scatena anche i nuovi prelati del moralismo nostrano. “Grande calciatore ma l’uomo non era un esempio” è la frase topica di commentatori, giornalisti a tanto al chilo, politici e perdenti di successo.

Chi scrive qui, invece, è mosso soprattutto da un’empatia verso il Maradona uomo. Proprio l’icona e il mito che si mostrano nelle fragilità e a testa alta ammettendo i suoi errori, ne parla e che li affronta rendono il Pibe de oro un gigante in un mondo di lustrini, nani e ballerine.

C’è chi scava nel consumo di droga. E vogliono parlare gli stessi che vivono in un Paese dove gira un fiume di droga, con la cocaina consumata da Aosta a Lampedusa più dello zucchero? La polvere bianca è parte integrante di manager di grandi imprese, politici, sportivi, gente dello spettacolo, della moda fino ai settori più popolari per i suoi costi accessibili. Sono persone che ancora danno lezioni solo perché l’antidoping è previsto nelle partite di calcio e non dopo un Cda o una trasmissione televisiva.

L’empatia verso Maradona è nella sua spontaneità e generosità. A Madrid, durante un party con diversi calciatori spagnoli, gli organizzatori avevano fatto arrivare diverse “accompagnatrici”. Una di loro ha trascorso la notte su un divano a parlare con Diego che ha ascoltato i suoi problemi, le cause che l’hanno portato a quel tipo di vita e ha mantenuto un comportamento che quella giovane donna non aveva mai ricevuto da nessun uomo. E andrebbe detta proprio a certi settori che permettono alle donne gli avanzi di carriera solo con prestazioni fuori orario o come nella Milano che conta abbiamo visto quali sono le gesta degli imprenditori più in voga.

Questo è solo uno dei tanti episodi, molti altri escono in queste ore sui social e narrano del numero 10 che chiama anche l’ultimo magazziniere per chiedergli scusa dopo aver ritrovato il suo orologio che pensava fosse stato rubato. Proprio questa essenza, l’umiltà, chiama all’ipocrisia di quegli individui che nei meandri della vita privata e pubblica non sanno cosa sia l’assunzione di responsabilità di fronte ai propri misfatti o dove si punta il dito contro qualcuno e si rimesta nella calunnia.

Insomma, cari moralizzatori senza tonaca del pulpito ipocrita: esattamente, dove lo potete appendere questo giudizio? Se proprio cercate i cattivi esempi allora guardatevi allo specchio.

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