LUIGI CUOMO: “HA RAGIONE RUOTOLO, DENUNCIA NON BASTA: SERVE NUOVA ANTIMAFIA POPOLARE”

Giuseppe Manzo – Si apre il dibattito dopo le parole del senatore Sandro Ruotolo a Radio Crc sul fronte antimafia: “non è più sufficiente la denuncia ma serve un protagonismo dell’associazionismo che bonifichi i territori”. Sulla questione abbiamo interpellato Luigi Cuomo, presidente nazionale di Sos Impresa-Rete per la legalità.

Presidente, cosa pensa delle dichiarazioni di Sandro Ruotolo?

“Ha ragione Ruotolo a chiedere di superare le autocelebrazioni nostalgiche e auto commemorative di una vecchia idea di antiracket e antiusura. Le denunce da sole non bastano più, sono state e restano importanti, ma oggi serve cambiare l’orizzonte generale della lotta antimafia. Sono assolutamente d’accordo con le affermazioni del senatore quando sostiene la necessità di creare una rete antimafia sociale capace di impedire l’assedio delle mafie ai fondi del Recovery Fund.  Il rischio che la criminalità organizzata possa mettere le mani sui soldi in arriva dall’Europa è molto alto e concreto.  È già successo con i soldi della ricostruzione post del terremoto del 1980, quando invece che alleviare le ferite umane e strutturali causate dal sisma quei soldi finirono in massima parte nelle tasche della camorra, delle imprese e dei politici corrotti. Anche oggi corriamo lo stesso rischio e forse oggi il rischio è anche maggiore”.

In questa fase come devono comportarsi le associazioni antimafia? Sos Impresa sul fronte antiracket come si sta organizzando?

In questo scenario sono convinto che anche il movimento, nella sua interezza, debba fare un salto di qualità. SOS IMPRESA già da qualche anno sta lavorando ad un progetto di rideterminazione delle analisi e delle strategie antiracket e antiusura capace di capire bene ed agire meglio negli scenari attuali delle mafie e della loro aggressione all’economia legale.  Le mafie da decenni stanno infiltrandosi nel sistema economico facendo concorrenza sleale alle imprese legali anche attraverso le attività criminali estorsive ed usuraie. È pertanto sempre più necessario aiutare le imprese, piccole e grandi, a spezzare le catene della soggezione criminale che limita la libertà d’impresa proprio attraverso l’imposizione estorsiva e la persuasione usuraia”.

Quindi siamo di fronte a una battaglia nuova e servono armi nuove?

La sfida di oggi è nuova e diversa da quella di trent’anni fa e noi tutti dobbiamo essere in grado di rispondere a questa sfida in modo convincente e credibile. Una nuova antimafia popolare e di massa, a partire dalla battaglia antiracket e antiusura, è indispensabile per bonificare i territori fisici e culturali del nostro Paese.

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