NAPOLI, “DON MIMMO” BATTAGLIA NUOVO ARCIVESCOVO: FINISCE L’ERA SEPE RACCONTATA IN UN LIBRO INCHIESTA

(G. M.) – “Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi Metropolitana di Napoli (Italia), presentata da Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Crescenzio Sepe.

Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo Metropolita di Napoli (Italia) S.E. Rev.ma Mons. Domenico Battaglia, trasferendolo dalla Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti”.

Questo il Bollettino della sala stampa del Vaticano: Bergoglio ha scelto, per Napoli è la fine dell’era Sepe. Arriva “Don Mimmo”, figura completamente diversa dal cardinale Crescenzio che non era amato dalla base parrocchiale e che ha occupato le pagine di inchieste giornalistiche.

A salutare la scelta di Don Mimmo è anche il senatore Sandro Ruotolo: “Il nuovo vescovo di Napoli è Domenico Battaglia, conosciuto come il prete degli ultimi, ha scritto che ‘i poveri hanno sempre ragione’. Ha 57 anni e lascia la diocesi di Cerreto Sannita. La scelta di Papa Francesco non poteva essere migliore. Napoli da tempo aspettava con ansia il successore del cardinale Sepe. Oggi è nu juorn bbuon”.

Ora ci sono molte aspettative per un cambio radicale nella Diocesi napoletana che possa mettersi sui binari del percorso evangelico tracciato da Bergoglio.

“Il Cardinale”: il libro di Arnaldo Capezzuto

Tra le inchieste giornalistiche in cui ci cita Sepe, oltre a Chi comanda Napoli (Castelvecchi editore, 2012) per il ruolo della Diocesi nella scelta della discarica di Chiaiano, c’è un libro completamente dedicato alla figura dell’arcivescovo: “Il Cardinale”, a firma del giornalista Arnaldo Capezzuto nel 2015 (edizioni Tutti giù per terra, 12 euro).

Ecco uno stralcio dell’introduzione al libro che indaga “trame, potere e intrallazzi ai tempi di Crescenzio Sepe”. Si legge un atto d’accusa documentato e indagato con rigore giornalistico, qui uno stralcio della introduzione:

Dal 2006 tiene strette saldamente tra le sue mani le redini della Chiesa di Napoli. Il cardinale Crescenzio Sepe ha riempito i vuoti lasciati prima dal declino e poi dalla fine del bassolinismo e gli ideali traditi del rinascimento partenopeo. Un arcivescovo Masaniello che non appena insediatosi in Largo Donnaregina, con maestria, furbizia e abilità comunicativa, è riuscito ad affermarsi in città come l’unica istituzione credibile agli occhi della gente. Un’empatia con Napoli finita sotto il fuoco incrociato degli scandali. Sul cammino di Sepe si è messo di traverso il suo passato. Questo discusso manager della Chiesa è venuto a Napoli forse inseguito dal vento di una tempesta giudiziaria che stava per esplodere e tuttavia ha condizionato il corso della sua azione pastorale. Crescenzio Sepe è nato 72 anni fa a Carinaro, un piccolo comune del casertano. È un enfant prodige: in pochi anni, scala le vette di Città del Vaticano. È benvoluto dal futuro Santo Giovanni Paolo II che gli riconosce una grande bravura organizzativa e una certa abilità nel risolvere, in modo sbrigativo, i problemi più spinosi. Il futuro arcivescovo partenopeo darà vita al Giubileo del 2000 concepito come un grande lunapark. Sarà ricompensato con la nomina ai vertici di Propaganda Fide. Sepe sarà un “Papa Rosso” potentissimo. Non mancano le amicizie pericolose: imprenditori, politici, faccendieri, manager e uomini di affare. Un sistema gelatinoso. Un grumo di potere che nulla c’entra con Dio e Gesù Cristo. Attorno a lui cresce la cricca dei Grandi Eventi e con esse le grane giudiziarie e le inchieste. Nel 2006 sarà il Papa emerito Joseph Ratzinger a “promuovere” Sepe ed inviarlo in “esilio” all’Arcidiocesi di Napoli. Il cardinale comincia il suo cammino dal quartiere Scampia tra la gente abbandonata delle periferie. Tante saranno le iniziative, i “comizi” e le prese di 7 posizione, sempre a favore di telecamera

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