“SERVONO UOMINI E MEZZI”: LA PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI NAPOLI SUI TEMPI DELLA GIUSTIZIA

“È stata una grandissima emozione ritornare a Napoli in qualità di Presidente. Sono felice di poter concludere la mia carriera nella città dove anni fa, esattamente nel 1979, giovanissima, iniziai il mio percorso, all’epoca come uditore giudiziario.”. Lo ha dichiarato il Presidente del Tribunale di Napoli Elisabetta Garzo intervenendo nella trasmissione Barba&Capelli condotta da Corrado Gabriele su Radio Crc Targato Italia e in onda dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 9.

Nella sua carriera ci sono stati tanti processi importanti, come ad esempio quello al bandito Renato Vallanzasca: “Quel processo rappresenta un evento significativo ma ne ricordo molti altri anche a Napoli nella Corte d’Assise, alcune storie ti restano nel cuore. Come giudice a latere ho partecipato alla sentenza di un sequestro con l’omicidio di un ragazzino sui monti irpini, lo ricordo in quanto gli assassini erano legati da vincoli familiari”.

L’insediamento del Presidente Garzo è avvenuto il 28 febbraio 2020, un anno sicuramente difficile e alquanto particolare: “Ho tenuto la prima riunione sull’emergenza Covid a pochi giorni dal mio insediamento. Abbiamo sempre cercato di garantire l’applicazione delle norme sanitarie per il contenimento del contagio e per continuare a svolgere le attività urgenti. Tranne i 3 giorni di sospensione iniziali per la sanificazione, abbiamo poi sempre funzionato nonostante i rallentamenti in sede penale e civile”.

In questi mesi ci sono state non poche tensioni con gli avvocati: “Con l’avvocatura c’è sempre stato un grande confronto e un venirsi incontro reciproco. Abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con i processi a distanza con rito direttissimo. In sede civile siamo stati pionieri attraverso procedure che abbiamo adottato per primi. Non abbiamo avuto una grandissima paralisi. Sotto il profilo penale è diverso perché il contraddittorio è determinante, farlo a distanza è molto difficile. Oggi sono pochi quegli adempimenti che si possono fare da remoto. Sulla cancelleria le norme restrittive sono state utili per la tutela sanitaria”.

E poi aggiunge: “Prima del Covid avevamo 7mila accessi al giorno, questo avrebbe significato epidemia al 100%. Quei casi che abbiamo avuto sono stati subito identificati, la riduzione degli accessi ha evitato assembramenti e quindi rischi di di diffusione del virus”.

In questa emergenza è emersa anche la questione del diritto di famiglia ma, il Presidente conferma che non ci sono state disposizioni ad hoc: “Non abbiamo dato indicazioni particolari, ciascun magistrato conosce la specificità dei casi. Per le separazioni consensuali abbiamo concesso la procedura a distanza, quelle giudiziali sono state invece svolte in presenza e ovviamente è stata data priorità al trattamento dei minori. Sul diritto alla genitorialità nessun magistrato ha ritenuto di contenerlo, fermo restando che la tutela della salute dei minori ha evitato, in alcuni casi, che ci fossero incontri tra padre/madre e figlio”.

Infine il Presidente del Tribunale di Napoli spiega cosa serve alla giustizia italiana: “Abbiamo bisogno di uomini e mezzi, c’è stato un grande investimento nell’informatica e questo ci ha permesso di andare avanti in questa fase di emergenza. La politica deve capire quali sono le esigenze della giustizia, ci troviamo di fronte a situazioni disastrose perché spesso, il personale andato in pensione non è stato sostituito. Occorre investire tanto in tecnologia ma, il personale amministrativo e giudiziario è fondamentale. Il rispetto della Costituzione con una ‘ragionevole durata del processo’: questo è uno dei miei obiettivi come Presidente del tribunale”

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