“LE LANTERNE DELLE FATE”: NEL LIBRO DI MIRELLA D’ORSI IL RAPPORTO NONNI-NIPOTI

Si gioca, si scherza e si mangiano dolcetti insieme. Un rapporto speciale quello che lega i nonni ai nipoti. Un rifugio straordinario, una fonte inesauribile di affetto. E’ proprio questo il messaggio veicolato dall’autrice Mirella D’Orsi  che, nel suo racconto “Le lanterne delle fate”, storie di nonne e nipoti, (Turisa Editrice), riesce a descrivere la bellezza della nascita e l’esperienza della maternità, facendone poesia.

La tenerezza dei suoi ricordi, ci riporta indietro in atmosfere di altri tempi. Mirella riferisce attraverso la sua storia e quella di altre nonne, l’importanza del proprio ruolo, una vera risorsa emotiva nella crescita dei più piccoli. Le nonne si prendono cura quando i genitori sono assenti, sono di conforto quando raccolgono risate e pianti, un vero ‘patto educativo’ che li incentiva ad avere un rapporto sano ed equilibrato con la famiglia. Essere nonni è un dono, un’avventura entusiasmante, una ventata di energia e gioia immensa che riempie le loro giornate. I piccoli grazie alle nonne sviluppano la capacità di resistere dinanzi alle avversità, la conosciuta resilienza. È un continuo scambio.

Da un lato i nipoti portano i nonni ad informarsi, rimanere radicati nel mondo attuale, e viceversa i nonni, offrono ai più piccoli l’opportunità di una saggezza acquisita nell’arco di tutta la loro vita: la storia ha più fascino quando a raccontarla è chi l’ha vissuta. Baluardi e depositarie infatti di un amore sincero, offrono il bagaglio della loro conoscenza e del loro vissuto. Un legame emozionale capace di creare un ponte sospeso tra passato, presente e futuro. Quello che riesce ad offrire la nonna soltanto con la sua presenza, è la testimonianza di un amore simile a quello della madre solo più calmo, comprensivo perché scevro dall’ansia genitoriale dettata dai bisogni educativi della crescita.

Amiche complici, rassicuranti ed amorevoli, in fondo le nonne sono proprio loro le fate che li incoraggiano e stimolano a credere ancora nelle favole. Recitare a soggetto senza canovaccio, questa è l’arte tipica dei nonni.

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