LA BRUTALE FEROCIA DELLA MAFIA: 25 ANNI FA VENIVA UCCISO GIUSEPPE DI MATTEO, 13 ANNI

“È la prima volta che partecipo a iniziative che ricordano la memoria di mio fratello perché ancora oggi provo un dolore enorme per quanto è accaduto. Mio fratello è vivo nella memoria di tutti, ma avrei preferito morire io al suo posto”.

Hanno commosso tutti le parole di Nicola Di Matteo, il fratello trentottenne del piccolo Giuseppe, proferite durante la cerimonia di commemorazione del 25° anniversario dell’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo.

“La mafia non è cambiata, c’era e c’è ancora – ha sottolineato con forza Claudio Fava, presidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana  -. Ha solo cambiato strategia, ma è presente come e più di prima. Tutti vanno ad Auschwitz per vedere i forni crematori, provando inevitabile orrore.  Eviteremmo di vendere chiacchiere, se andassimo nei luoghi in cui la mafia ha seminato orrore, come il Giardino della Memoria, accorgendoci delle atrocità di quanto è accaduto”

“Il volto sorridente di un bambino che sul suo cavallo che salta un ostacolo e il volto tragico, criminale di un contesto, anche familiare, di mafia e di violenza. L’intitolazione di questo splendido campo al ricordo del piccolo Di Matteo è stata l’occasione per confermare la prevalenza di una cultura di vita rispetto ad una cultura di morte, per dire no ad un sistema di potere criminale mafioso che aveva il volto dello Stato e delle istituzioni e che mortificava i valori fondamentali della vita: l’amore, la famiglia, i bambini, la pace, la convivenza civile”.

 In occasione del 25mo anniversario dell’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, si è recato al campo ostacoli della Favorita, intitolato al bambino ucciso dalla mafia per ricordare quel tragico atto criminale.

“Tutto questo in un indimenticabile giorno nel quale abbiamo intitolato questo spazio insieme con Rita Borsellino e Antonino Caponnetto – ha ricordato Orlando -. E distanti da noi, appartati, con una profonda tristezza il nonno e la nonna del piccolo Di Matteo, a testimonianza di una società, di una famiglia, di un contesto che aveva operato secondo metodi mafiosi, che stava raccogliendo le conseguenze di una violenza imposta agli altri e adesso drammaticamente subita”.

“Venticinque anni fa veniva ucciso il piccolo Giuseppe Di Matteo, un delitto che ha ricordato al mondo tutta la bestialità di Cosa Nostra. Era nato nel 1981, come la generazione che in Sicilia e in tutta Italia ha urlato il suo no alla mafia. Non dimentichiamo”. Così il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano su Twitter.

La storia

Giuseppe Di Matteo, nato a Palermo il 19 gennaio 1981, fu rapito il pomeriggio del 23 novembre 1993, quando aveva quasi 13 anni, in un maneggio di Piana degli Albanesi, da un gruppo di mafiosi che agivano su ordine di Giovanni Brusca, allora latitante e boss di San Giuseppe Jato.

Quando Brusca, latitante, venne condannato all’ergastolo per l’omicidio di Ignazio Salvo, questi ordinò a Enzo Brusca, Vincenzo Chiodo e Giuseppe Monticciolo di uccidere il ragazzo,[5] che venne quindi strangolato e poi disciolto nell’acido l’11 gennaio 1996, dopo 25 mesi di prigionia.

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