CAMPANIA, VORAGINE E CONVERSIONE OSPEDALI: IL CARDARELLI RESTA SOLO PER I RICOVERI NON COVID

(G. M. ) – Prima la voragine all’Ospedale del mare. E ancora prima la chiusura-conversione del Loreto Mare e del San Giovanni Bosco. E così per il pronto soccorso e per i ricoveri non covid resta solo il Cardarelli che rischia di andare in tilt.

“Dopo l’incidente all’Ospedale del Mare registriamo un incremento dei ricoveri, soprattutto in pronto soccorso”. Lo ha dichiarato Giuseppe Longo, direttore generale dell’ospedale Cardarelli, intervenendo nella trasmissione Barba&Capelli condotta da Corrado Gabriele su Radio Crc Targato Italia e in onda dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 9.

Longo ha poi aggiunto: “Loreto Mare e San Giovanni Bosco sono convertiti in ospedali Covid e quindi per le diverse discipline presenti il Cardarelli diventa l’unico riferimento. Durante le peggiori ondate avevamo 200 accessi, oggi siamo sui 150 e siamo in crescita. Abbiamo pazienti sia Covid, con un flusso stabile ma continuo, e quelli non Covid. Gestire due flussi non è semplice”.

La gestione della sanità in Campania paga amaramente la pianificazione dei tagli e degli accorpamenti che la pandemia ha fatto esplodere. E poi c’è il nodo delle risorse su cui oggi è intervenuta la Corte dei Conti.

Durante l’istruttoria la Corte ha controllato lo stato dei lavori dei due più importanti ospedali della Capitale, S. Andrea e Umberto I, e ha esaminato l’avanzamento delle opere riguardanti, specificamente, l’Ospedale del mare di Napoli, l’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, l’Azienda ospedaliera Niguarda Ca’ Granda di Milano e il Nuovo Ospedale di Mestre.

Fra le problematiche rilevate sul territorio, con riferimento alla diffusione delle apparecchiature tecnologiche sanitarie, in particolare delle piattaforme di chirurgia robotica e dei ventilatori polmonari, l’istruttoria ha evidenziato “marcate differenze tra regioni del sud e quelle del centro-nord, con prevalente concentrazione di tali dotazioni strumentali in queste ultime”.

Anche dal punto di vista operativo, gli stati di avanzamento delle iniziative mostrano sensibili difformità a livello regionale nell’utilizzo delle risorse, mentre dall’analisi gestionale incentrata sull’effettiva utilizzazione dei fondi statali, con il coinvolgimento di diversi livelli istituzionali/amministrativi, è emerso che le aziende ospedaliere non sono in grado di soddisfare le esigenze di intercambiabilità del personale, con particolare riguardo per le figure professionali di tipo tecnico.

Per questo la Sezione raccomanda al Ministero di non limitarsi a svolgere un ruolo di “mero finanziatore” delle Regioni, ma a sviluppare, nell’espletamento dei suoi compiti, azioni di coordinamento, vigilanza e controllo, al fine di stimolare gli Enti ritardatari a portare a termine il programma.

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