TERRA DEI FUOCHI, CONOSCIAMO LA VERITÀ DA 10 ANNI E HANNO TACIUTO: ORA DOVETE AGIRE

Foto Mauro Pagnano – Anna Magri di Noi genitori di tutti onlus

Giuseppe Manzo – La relazione tra incidenza tumorale e inquinamento da rifiuti, il “biocidio”, è adesso una verità “ufficiale”: lo dice la Procura di Napoli Nord nella rapporto chiesto e poi redatto dall’Istituto Superiore di Sanità. Eppure non è così. La magistratura e la giustizia hanno i loro tempi, lunghi, per accertare in nome della legge i fatti. Oggi arriva un sigillo dopo anni sprecati in decreti, bonifiche mancate, screening epidemiologici non fatti, misure di riconversione produttiva non affrontati e ciclo di raccolta dei rifiuti sottoposto a periodiche emergenze.

Questa verità è nota da 10 anni, solo che non ci credevano o tacevano. Istituzioni, governi e dirigenti sanitari nominati dalla politica hanno osteggiato e in alcuni casi insultato con campagne mediatiche chi, dati scientifici alla mano, spiegava il disastro ambientale.

C’è chi ha intimidito e infangato giornalisti e scienziati che dal 2011 raccontavano la verità. Il professore Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute, parlava di “Dna bucato” e dell’aumento esponenziale dei tumori alla mammella in “Campania Terra di veleni”.

Ha dovuto subire gli attacchi di dirigenti sanitari che lo accusavano di fare allarmismo o addirittura gli insulti di chi governa la Regione Campania. Oggi lo stesso Giordano siede nel comitato scientifico dell’Iss e coordina l’ambito salute e ambiente del Recovery Plan.

I dati scientifici, come quelli dello studio Sentieri del 2014, del 2016 e con l’aggiornamento al 2019 che “aveva già ampiamente messo in luce la relazione tra rifiuti, malattie e mortalità anche in età pediatrica”, erano già una base scientifica per i comitati di cittadini di tutta la Campania. Comitati spesso tacciati di essere al soldo dei “camorristi”.

Ci sono volute le mamme che hanno perso i loro figli (in alto una foto simbolo con Anna Magri di Noi genitori di tutti onlus scattata da Mauro Pagnano), con le foto giravano il Paese accompagnate da un parroco di Caivano per fare breccia nell’opinione pubblica: correva l’anno 2013 quando Don Maurizio Patriciello era in testa a un corteo di 150mila persone. E nemmeno ci credevano o si voltavano dall’altra parte.

Sono tutti uguali? No. Ci sono partiti come il Movimento 5 Stelle e la galassia della sinistra radicale che hanno sempre mantenuto una posizione di denuncia e proposta. Sandro Ruotolo, all’epoca giornalista televisivo e oggi senatore, ricorda come “bastava sentire il puzzo delle discariche, vedere la terra violentata. Bastava girare nei cimiteri e leggere sulle lapidi le età dei morti così innaturali. Bare bianche, e volti dell’età dell’innocenza sui quei marmi freddi della morte” e che oggi “aspettiamo i fatti. Bisogna affrontare l’emergenza ambientale che è anche emergenza sanitaria. E lo diciamo ora che siamo in piena pandemia da COVID-19”.

No, la verità ufficiale è conosciuta da tempo per chi ha pianto figli, madri, padri, sorelle e amici scomparsi prematuramente e in alcuni casi con patologie che sorgono dove ci sono esplosioni nucleari. Ci sono 5mila vittime l’anno in Campania e a questa regione bisogna aggiungere quella “terra dei fuochi” che esiste anche a Roma, Milano, Brescia e in altri luoghi inquinati del Paese.

Conosciamo la verità da 10 anni, altri non ci credevano o tacevano. Non interessa nemmeno dire “avevamo ragione”. Ciò che interessa adesso è affrontare il problema, dire da che parte stanno le istituzioni: bonifiche e “transizione ecologica” per rispettare chi è morto e chi ancora vive in questa terra.

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