PAGANO: “SUD SENZA VISIONE, COSA FARE SU LAVORO E POVERTÀ”. E SOSTIENE “PROSSIMA NAPOLI”

Giuseppe Manzo – Sul fronte lavoro Napoli vive come fosse sospesa. Non solo ci sono i dati sulla disoccupazione, sui neet e ci sono le tante vertenze come la Whirpool o la chiusura di interi settori commerciali. L’attesa è dovuta al nuovo governo Draghi e alle decisioni su reddito di cittadinanza e blocco dei licenziamenti.

A un mese dall’incarico conferito dal sindaco de Magistris i temi del lavoro e delle povertà sono sul tavolo dell’assessore comunale al Lavoro Giovanni Pagano che dalle lotte sociali e del sindacalismo di base ora prova a fornire risposte seduto dall’altra parte del tavolo.

Assessore, un mese dall’incarico. Lavoro e povertà, partiamo da un dato molto preoccupante: a Napoli il dato dei giovani neet è al 22% e sale al 30 nelle periferie. Cosa può fare questa Amministrazione e la futura Giunta? 

I dati sono veramente preoccupanti, non i neet ma in generale come per le casse integrazioni. Questa Amministrazione ha dato risposte, almeno in parte, nonostante la competenza del lavoro ricada su regione e ministero. Ha fatto scelte importanti come la salvaguardia dell’occupazione e la stabilizzazione degli Lsu ma siamo consapevoli che è nettamente insufficiente di fronte a ciò che sta accadendo. La futura Giunta deve aprire una partita grossa per rappresentare una serie di istanze legate alle assunzioni. Come Amministrazione abbiamo un fabbisogno di 7mila unità a fronte di soli 4800 dipendenti e quindi una delle battaglie da fare in futuro sarà il Piano di assunzioni straordinarie per l’ente, mettendo in sicurezza i 400 tirocinanti che sono in organico chiedendo un’accelerazione delle procedure Forme. Poi bisogna fare una battaglia nei prossimi 5 anni perché si sblocchino 2200 posti di lavoro in città. Questa è la soluzione per i giovani, si parla spesso di neet ma non si dice che ci sono giovani formati costretti ad emigrare perché qui non ci sono prospettive. Le assunzioni nell’ente possono essere una risposta alla dilagante disoccupazione qualificata presente a Napoli.

La sua prima uscita è stata con gli operai Whirlpool, una vertenza che non trova soluzione. A questa crisi si aggiungono altre: con Draghi premier quali sono le aspettative e i timori di un governo di “unità nazionale”? 

La situazione Whirlpool è emblematica di fronte a una serie di errori nel Mezzogiorno, se pensiamo alla Meridbulloni. Non esiste una visione di sviluppo produttivo del Sud e quindi si lascia mano libera al mercato senza che lo Stato svolga ruoli di indiritto. Negli anni non c’è stata alcuna visione di crescita produttiva per Napoli. Non saprei che aspettative possano esserci con il governo Draghi con la stessa maggioranza di Conte allargata a Lega e Forza Italia: se non si sono trovate risposte con quella maggioranza mi sembra difficile che in un esecutivo dove ci sarà anche la Lega chissà quale attenzione potrà avere per il Sud. Ho molto timori perché quando si parla di governi di unità nazionale sono scettico, la politica deve giocare sempre un ruolo e vuol dire prendere decisioni che a qualcuno non piacciono. Ad esempio decidere di investire al Sud uscendo dalle logiche del mercato è una scelta che a grandi gruppi imprenditoriali non piace. I governi di unità nazionale nascondono spesso politiche impopolari e a favore dei poteri forti.

Il dato sulle attività commerciali in Campania chiuse è drammatico. A questo si aggiungono i settori fermi del turismo e della cultura: con la fine del blocco dei licenziamenti si teme molto l’esplosione sociale. 

La situazione in Campania è drammatica nonostante ciò che dice il nostro governatore. Sono stati pubblicati i dati Istat sull’occupazione e siamo passati dal 15% di disoccupazione del 2011 al 24% del 2019 e non abbiamo quelli del 2020. Con la Sicilia abbiamo il più alto tasso di disoccupazione, soprattutto quella femminile e siamo in attesa della fine del blocco dei licenziamenti: la situazione è drammatica. Turismo e cultura sono stati un paracadute che ha generato un minimo di economia ma non si può pensare di costruire una prospettiva solo su questo. Abbiamo avuto la dimostrazione di questo e spero dia una lezione ai napoletani per questi territori dove l’economia non si costruisce su settori così “volatili”.

In questi mesi fino al voto qual è un obiettivo che sulla sua delega vuole raggiungere?

Ho tante deleghe e sul lavoro voglio portare avanti una serie di vertenze che stiamo seguendo con attenzione. Poi c’è il tema delle nuove povertà e con il Tavolo voglio lasciare una cabina di regia dell’Amministrazione con il lavoro che fanno le tante associazioni e organizzazioni del Terzo settore: da questo processo di solidarietà vorrei lasciare un input. Poi vorrei chiudere la vicenda della sede del Garante dei detenuti, si sta lavorando con Pietro Ioia e nelle prossime settimane vogliamo chiuderla. Sulla delega per l’autonomia della città si sta cercando insieme ai comitati di trovare una linea per definire lo spazio di autonomia che non è solo un racconto ma anche un modo di lavorare sul ruolo di Napoli dal punto di vista amministrativo: il tavolo si convoca la settimana prossima. Voglio lasciare una serie di atti formali che possano garantire una continuità dei processi di partecipazione.

Infine assessore, il dibattito cittadino è tutto sui possibili candidati. Quelli certi sono Bassolino, Clemente e Maresca in attesa di Pd-M5S. Alcuni settori stanno tentando di lanciare idee sui programmi come organizzazioni terzo settore e il cartello Prossima Napoli. C’è il rischio che tra vecchie e nuove élite dirigenti venga meno l’impegno popolare?

Sulle prossime elezioni vedo tanta confusione. L’unico candidato è Alessandra Clemente in continuità con questa Amministrazione. Poi si leggono nomi come Bassolino, Maresca, Monti o Amendola. A sinistra e nel centrosinistra c’è confusione, tanti cercano di posizionarsi. C’è l’assenza totale di dibattito politico. Il Pd non vuole costruire alleanza con l’attuale amministrazione ma non si capisce dove vuole costruire un’alternativa. C’è un classico problema di gruppi dirigenti arenati tra ceto politico e alleanze. Si parla poco di questioni centrali per la città e come affrontarli, il Comune continua ad essere un ente con un deficit economico e una struttura amministrativa pari a un piccolo comune. Il tema della transizione a città metropolitana non si affronta. Poi c’è la proliferazione di appelli dal settore civico e civile che rappresenta una ricchezza del territorio napoletano, in particolare come Prossima Napoli che conosco da vicino ed è interessante perché composto da giovani. I partiti e gli attori classici stanno cercando una quadra sui nomi mentre una generazione si sta interrogando sui temi e sul futuro. Siamo in una fase storica di passaggio dove si dovrebbe parlare della transizione ecologica e della trasformazione del mondo del lavoro ma questi temi, come la semplificazione amministrativa, non vengono affrontati da nessuno.

Quindi aprire spazi del dibattito ai giovani è la strada?

Per questo Prossima Napoli può avere un ruolo di spinta nel dibattito. Se non vogliamo lasciare la città in mano alle destre o a chi è stato alla finestra coi grandi appetiti di chi vuole mettere le mani sulla città serve una proposta vicina ai bisogni e alle esigenze delle periferie come i quartieri del centro storico, separati dal corpo vivo della città vivendo un periodo nero con la pandemia e in attesa delle scelte che farà il Governo su pensioni, licenziamenti e reddito di cittadinanza.

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