NAPOLI NEL FUTURO – SCAMPIA, “L’ANOMALIA” PARTECIPATIVA: INTERVISTA A SALVATORE MARTELLI (CTS)

Giuseppe Manzo – A Napoli siamo alla vigilia delle elezioni comunali. Ci sono già due candidati a sindaco in campo: Alessandra Clemente e Antonio Bassolino. Eppure c’è un grande assente: i contenuti e le idee per la città del futuro. E soprattutto serve analizzare cosa accade ai margini del centro e del salotto buono della città, quelle periferie dove operano comitati e reti associativi. Scampia e l’ottava Municipalità è una delle zone più attive, ne parliamo con Salvatore Martelli (a sinistra nella foto in una iniziativa natalizia) – Coordinamento territoriale Scampia.

Siamo alla vigilia delle elezioni comunali: cosa non è stato fatto per Scampia?

Non è stato fatto molto se si parte dal principio che De Magistris aveva messo come punto nodale del suo secondo mandato da sindaco, il rilancio delle periferie. Scampia non è più quella di quindici anni fa e fortunatamente nemmeno quella raccontata da Gomorra, ma è inutile nascondersi dietro il dito, il nostro è un quartiere pieno di difficoltà, con un tasso di disoccupazione troppo elevato, una percentuale di dispersione scolastica altissima – che paga le politiche d’abbandono dei trent’anni precedenti. Non è stata data l’attenzione che serviva ad un quartiere che in modo endogeno ha costruito le difese immunitarie contro il lassismo generale.

Quali sono le prime 3 cose da fare nell’Ottava municipalità, soprattutto progetti e interventi storici non ancora effettuati?

Ci sono molte cose da fare, serve riannodare la filiera dei diritti essenziali, connessi e reciproci, partendo dal fatto che oggi si parla dei diritti come si fa con i concetti vacui – in questo senso, serve tracciare una visione ostinata e radicale nella dimensione della profondità con la quale si affronta la praticabilità dei diritti essenziali e non in quella della ortodossia.

Il diritto all’istruzione per esempio, trova in parte compimento con la messa in funzione dell’Università, volano per un quartiere che guarda alle nuove generazioni, attento al tema della cultura e dei valori, per questo, è opportuno riprendere i lavori  e terminare lo studentato progettato nelle adiacenze dell’Università per ospitare gli studenti di altre residenze, creare connessioni multimodali che superino le difficoltà urbanistiche dei lotti, nella balcanizzazione che crea periferia nella periferia. Connettere luoghi di aggregazione e scambio socio/culturale –  interrazziale  come l’università e la cittadella delle associazioni che potrebbe nascere nell’edificio 14/B a Piscinola semmai si riuscisse a riqualificarlo, con particolare attenzione all’innovazione e alla transizione ecologica tanto agognata negli ultimi tempi.

Scampia è uno dei quartieri con il più alto tasso di partecipazione civica attraversi comitati e reti associative: quale sarà il loro ruolo di fronte a chi si candida a sindaco di Napoli?

Scampia è una esperienza unica nel suo genere, paradigmatica non solo per Napoli, direi per l’Italia intera. Sull’onda del rigurgito alla criminalità organizzata sono nate tante esperienze di autogoverno, comitati popolari e consulte, associazioni e cooperative sociali che fanno di Scampia un quartiere modello in questo particolare ambito, che nel momento più complicato ha saputo produrre anticorpi contro l’abbandono delle istituzioni e contro il degrado costruito artatamente dalla camorra.

I fiori del bene, sono di Scampia e nascono nelle mura di cemento armato delle vele o nei marciapiedi di via Bakù o addirittura tra i pezzi d’amianto scaricati da mostri senza scrupoli nei pressi del lotto P. I fiori del bene hanno avuto un ruolo fondamentale in questi anni, sono sicuro che saranno ancora maggiormente protagonisti nei prossimi, avvalendosi di una esperienza di ritorno dal campo di battaglia.

La rete delle associazioni seppur con le mille specificità del caso, è solida e, ha sempre avuto le idee chiare sul presente e sul futuro. Il nuovo sindaco deve essere capace di cogliere i segnali di coscientizzazione avvenuta e proiettare il territorio verso un approccio alla normalità – abbandonare lo stato d’emergenza causato da anni di miopia politica.

Leggo sulla stampa che Antonio Bassolino sia già sceso in campo mettendo a disposizione la sua candidatura a sindaco, mi auguro che faccia un passo indietro per il bene del centrosinistra e, perché lo ritengo la figura più adatta per introdurre con autorevolezza giovani pieni di capacità ed energie, riscoprendo quella nobile virtù che si chiama saggezza. Bassolino deve fare un passo indietro perché Napoli e le periferie non possono rischiare di ritrovarsi nelle mani spregiudicate di una destra amorfa, per questo ancor più pericolosa e, scriteriata nelle politiche sociali.

Disoccupazione, dispersione scolastica, degrado urbano si acuiscono dentro la crisi Covid: le periferie saranno l’ago della bilancia per la convivenza civile a Napoli?

Dicevo, Scampia è ancora un quartiere pieno di problemi per questo bisogna partire dai diritti essenziali e dalla fruibilità degli stessi – in questa ottica bisogna costruire certezze di opportunità, creare le condizioni affinché si costruiscano le fondamenta per la serenità familiare e per la stabilità economica.

Il diritto al lavoro è lo snodo di questa visione perché come un locomotore traina gli altri diritti – avere una casa dignitosa, senza deficienze strutturali che ne compromettano la salute, poter seguire gli studi senza l’ansia del tirare a campare, che crea disagi esistenziali negli adulti e soprattutto nei bambini.

Le periferie rappresentano per questo, più del poco peso che sposta l’ago, sono e saranno l’emblema di una città che dovrà tornare a brillare come una stella nel mezzo del mediterraneo.

Per la municipalità 8 servono nomi del territorio o è uno strumento da riformare?

Sono sicuro che questa volta il territorio riuscirà ad esprimere un presidente del territorio, una figura autorevole capace di dialogare e unire le diversità, vera ricchezza dei quartieri popolari. Il territorio mi sembra mai come oggi, maturo per raccogliere questa sfida di governo con passione, capacità e prospettiva politica – ci sono mille cose da fare per rovesciare il concetto dell’istituzione vuota a cui siamo abituati e che sembra aver assuefatto al meno peggio anche i giovani e gli appassionati. Le municipalità senza strumenti rappresentano un contenitore rotto, dove si annidano talvolta le scelte delle politiche clientelari, incrostazioni di élite politica o peggio ancora, i fiori del male.  Questa volta, con una buona dose di convinzione posso affermare che ci sono le condizioni per provare a costruire un piano sociale di zona che valga per i prossimi venti anni, con l’attenzione dovuta alle categorie più deboli al ruolo di primo piano che deve rivestire l’ecologia, collante vero tra i diritti essenziali. Gli anticorpi, fiori e samurai pronti a governare il territorio con la forza dei sognatori incalliti.

Infine, quale sarà la prossima iniziativa del Comitato territoriale Scampia?

Il coordinamento territoriale Scampia vive una fase di grande crescita politica, giovani e persone autorevoli del territorio si stanno avvicinando e interagiscano con noi quotidianamente. Le prossime cose che faremo, saranno le cose che ci chiederanno i cittadini in ambito vertenziale, per esempio, non abbiamo tralasciato l’idea di praticare una forma di mutualismo sociale iniziata con le spese solidali allorquando scoppio la pandemia, che ci ha piegato nell’intimo.

Politicamente la nostra funzione è in essere, tenteremo di unire le migliori energie del territorio rispettando ognuna delle peculiarità, con l’ambizione mai nascosta di tentare di riprenderci con sensibilità, tenerezza e decisone, quanto con milioni di soprusi ci hanno negato e sabotato in questi anni di esasperato oscurantismo.

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