LA “VIGILIA” DELLA ZONA ROSSA: NAPOLI IN STRADA TRA PAURA PER IL LAVORO E VOGLIA DI PRIMAVERA

Giuseppe Manzo – Un nuovo rito si ripete a Napoli. Come il 23 dicembre prima del Natale, il sabato prima della Pasqua o il giorno prima di una finale. L’inizio della zona rossa è diventato ufficiale venerdì, tra sabato e domenica la gente corre, si riversa in strada e va i suoi obiettivi primari o di consumo come già accaduto a novembre. A volte è solo il bisogno di prendere aria, salutare gli amici o far girare i bambini all’aria aperta. In mezzo c’è la crisi, il lavoro e l’economia che subiscono e arrancano come non mai.

Dal centro alla periferia, dalla zona collinare al salotto buono della città le facce sono preoccupate, anche se c’è chi non rinuncia al sorriso e all’inventiva. Dal sabato mattina lunghe  code per entrare da Ikea e Leroy Merlin: persone pronte ad attendere (assembrate) fino a due ore per l’ultimo acquisto. 

Nella gelateria il commesso ha l’umore a pezzi. “Non sappiamo ancora niente – dice dietro la mascherina – e per noi torna l’incubo della cassa integrazione. La volta scorsa è arrivata dopo 4 mesi, così non andiamo più avanti”.

Nel pub sono le 19.30 e le consegne a domicilio avanzano in modo vertiginoso. A un certo punto arriva un signore con i capelli bianchi, ha lo zainetto verde classio del rider e il casco. Sotto la mascherina è quasi imbarazzato quando chiede al responsabile del locale: “mi può dire dove si legge qui sopra il nome del cliente, per me è la prima uscita in questo lavoro”. Sono i 50enni che per un pezzo di pane si reinventano in questo mestiere su due ruote e lo fanno nella città della disoccupazione.

Il fioraio nella zona collinare è aperto anche di domenica sera. Tanti corrono a comprare la mimosa per l’8 marzo, anche se lui non chiuderà ma tanti torneranno nelle prigioni casalinghe contro il nemico invisibile che ora si chiama “variante”. Eppure sono tanti senza mascherine o sono sotto al mento manifestando quel lazzaro fatalismo che attraversa le epoche di una città da sempre insofferente al guinzaglio e capace di adattarsi al dominatore di turno.

La commessa del negozio di vestiti parla al cellulare a bassa voce: “amò, domani quando esci diciamo che devi andare tua madre che sta poco bene”. Come diceva Eduardo parlando della guerra in “Napoli milionaria”: “Sta gente è viva, stu popolo è vivo, s’ha da difendere ‘e na manera? ‘O truffatore si t’ ‘a sape fa’, tu dice «Va bene, m’ha fatto scemo, ma insomma ha truvato nu sistema».

Questo popolo vuole vivere, resistendo da un anno contro il virus. E ha diritto alla sanità universale, al lavoro e alla primavera.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.