CON LE DIMISSIONI DELLA DE MAJO LA FINE POLITICA DI DEMA: LA SINISTRA RADICALE PRONTA AD ALLEARSI?

( G. M. ) – L’ultimo strappo della defunta maggioranza del sindaco Luigi de Magistris. Lo consuma Eleonora De Majo, ex assessora alla Cultura, che oggi ha rassegnato le dimissioni in una lunga lettera pubblicata su Facebook. Se in superficie il motivo riguardano “le ultime vicende, quelle che riguardano la composizione della commissione tecnico-popolare per la scelta della statua di Maradona, stanno assumendo  la piega di un pesantissimo accanimento personale, che è arrivato alla perquisizione in casa con il sequestro di telefoni e computer (motivo per cui sono irreperibile da qualche settimana) e dalla pubblicazione sui giornali cittadini  di atti  che mi riguardano relativi ad indagini ancora in corso di cui a stento io stessa avevo avuto conoscenza”, alla base della scelta ci sono ragioni politiche di frattura con l’ex pm.

A specificarlo è la stessa De Majo, in modo chiaro e senza equivoci: la scelta della candidatura di Alessandra Clemente è stata l’inizio della fine.

“Tuttavia la mia decisione è motivata da ragioni assai più profonde – sottolinea De Majo e di più lunga durata rispetto ai fatti recenti, che hanno di certo amplificato la sensazione di estrema lontananza da questa amministrazione.  Non ho mai fatto mistero dell’enorme scetticismo nei confronti dell’indicazione di un candidato sindaco per le prossime amministrative, calata dall’ alto e senza confronto con la città. 

Nessun pregiudizio. Piuttosto la convinzione da principio che quella candidatura non sarebbe riuscita ad interpretare nè a farsi portavoce delle battaglie, delle rivendicazioni e delle scelte più radicali, innovative e progressiste che hanno caratterizzato le fasi migliori di questo decennio ne’ a costruire una visione di città inclusiva, capace di guardare innanzitutto alle fragilità e di sfidare l’asfittico dibattito tra ceto politico che si sta sviluppando alla viglia del voto”. 

Davanti, a questo punto, c’è lo scacchiere elettorale per i sei mesi che separano dal voto. L’arcipelago della sinistra radicale con Potere al Popolo, Rifondazione, Terra sono sganciati da Dema e guardano a un possibile cartello: sarà Sergio D’Angelo il nome che unirà? O si prospetta una terza candidatura della fu amministrazione arancione? Nelle prossime settimane si capiranno meglio gli assetti con il destino incrociato dell’alleanza giallorossa dopo le dimissioni di Zingaretti.

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