NAPOLI ZONA ROSSA IN QUEL 17 MARZO 2001: COSA RESTA DEI “NO GLOBAL” VENTI ANNI DOPO

Giuseppe Manzo – Sono passati 20 anni del 17 marzo 2001. È una data che per una generazione significa impegno, speranza, movimento. A Napoli si tiene il Global Forum e in quei giorni nasce il logo “no global”. Furono le 4 giornate di quei giovani che a cavallo del millennio puntavano il dito contro un sistema economico che correva come un treno sui diritti, sull’ambiente e sulla pace mondiale.

La città diventa epicentro di una grande mobilitazione nazionale dopo Seattle, Praga, Davos e Nizza contro gli eventi internazionali dove si discute di commercio, multinazionali e Ogm. Quel giorno in cui erano attese 10mila persone arrivarono 50mila giovani, studenti di 15-16 anni, universitari, nuovi precari e disoccupati con i nascenti movimenti sociali in un sabato mattina di sole.

Napoli fu “zona rossa” non per la pandemia ma per difendere un vertice che vedeva l’allora governo di centrosinistra a fare da cerimoniere. La città blindata fu teatro di uno scontro duro da corso Umberto a piazza Municipio dove i blindati sbarravano la strada per Palazzo Reale dove erano rinchiuse le istituzioni. Lacrimogeni, sassaiole, corpi a corpo, 200 feriti, arresti.

Fu la giornata che anticipò quelle di luglio a Genova contro il G8 e rese “adulta” quella generazione che stava avviando un grande percorso di critica anti-capitalista attraverso lo sviluppo di laboratori occupati, di centri sociali, di organizzazioni non profit, di terzo settore, di Ong e di una cultura della partecipazione alternativa ai partiti e con l’uso del web e di piattaforme on line per comunicare in tempo reale anni prima dei social. Fu un movimento che riuscì ad arrivare anche nelle periferie dove confluirono centinaia di ragazzi e studenti che sentivano propri i temi della globalizzazione, della guerra, dei diritti. E da quel movimento nascerà il grande popolo no war nel 2003 che scese a milioni in piazza contro la seconda guerra in Iraq di Bush.

Gli anni successivi furono anche dettati da errori e confluenze passive nel mondo istituzionale ma servono a spiegare perché 10 anni dopo fu possibile la vittoria “civica” di Luigi de Magistris che intorno a sé vide coagularsi quella generazione che aveva contestato il decennio Bassolino- Berlusconi e vissuto nell’emergenza rifiuti.

Tra gli altri limiti quel movimento non ha saputo far crescere una “classe dirigente” all’altezza e di spessore lasciandosi travolgere più dall’estetica e dalla retorica della lotta e dall’uso sapiente della comunicazione politica più che dalla sostanza. E in questo senso si spiega anche la nascita del Movimento 5 Stelle che, proprio a Napoli, è stato affollato di tante persone protagoniste di quei movimenti del 2001.

Queste sono solo tracce di un’analisi che meriterebbe un approfondimento più lungo e articolato mentre viviamo un’altra zona rossa, senza transenne e senza plotoni anti-sommossa. Resta la testimonianza di quella giornata di sole dove, chi scrive, conobbe la bellezza di un bus che dalla periferia condusse 50 giovani dai 15 ai 30 anni in una piazza che mostrò in tutta la sua violenza lo scontro dentro la globalizzazione: disuguaglianze, diritti e repressione esplosero nelle grida, nella corsa e nel fumo acre dei gas Cs di quel 17 marzo di 20 anni fa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.