PISTOLE, COLTELLI, RAPINE NEL COPRIFUOCO: DALLE MACERIE DEL COVID UNA NAPOLI ALLO SBANDO

Foto Ansa

Giuseppe Manzo – Spesso la cronaca nera è un termometro. Può misurare lo stato di lacerazione civile e sociale di un Paese, di una città e di una comunità. In 24 ore a Napoli e nella sua cintura metropolitana ci sono stati alcuni casi di proiettili sparati, accoltellamenti fatali, inseguimenti e rapine. Questa volta la camorra non c’entra, le organizzazioni criminali sono impegnati in ben altri affari con il profumo dei soldi europei in arrivo e altri traffici illeciti.

Dai dati dei carabinieri al 14 marzo nella provincia del capoluogo campano erano state sequestrate ben 150 armi di ogni tipo. Se la scorsa settimana il caso eclatante della rapina finita con l’inseguimento e poi l’investimento dei due rapinatori che hanno perso la vita sull’asfalto, la notte scorsa in pieno coprifuoco due minorenni di 14 e 15 anni sono stati feriti alle gambe per una tentata rapina: fortunatamente sono rimasti illesi.

Nel tardo pomeriggio nella periferia orientale, a San Giovanni a Teduccio, un uomo è stato ucciso a coltellate in via Stefano Barbato. L’uomo di origine rumena sarebbe stato colpito al termine di una lite in strada in uno dei luoghi suburbani più dimenticati che incrocia i quartieri della sesta municipalità.

A Chiaia, dall’altra parte della città, un poliziotto è rimasto ferito durante un inseguimento. All’altezza di via Giordano Bruno ha impattato contro un’auto. E ancora notizie quotidiane di furti, risse e dinamiche di criminalità da strada fuori controllo anche nelle ore serali che dovrebbero essere blindate dal coprifuoco.

Dalle macerie del Covid la città, laboratorio che anticipa nel bene o nel male il Paese come dice lo scrittore Erri De Luca, sembra piombata in un caos materiale, emotivo e sociale. Si assiste ogni giorno a una nuova forma di imbarbarimento di un tessuto culturale che aveva investito nella narrativa della “città dell’amore” e delle grandi tradizioni ma oggi si trova in uno smarrimento. E sotto il vulcano ribolle una nuova grande questione sociale fatta di disoccupazione, senza reddito, dispersione scolastica e di una grave involuzione culturale.

“La nave senza nocchiero in gran tempesta”, per citare Dante, si appresta a una campagna elettorale che chiude un decennio di grandi aspettative e molte delusioni. Gli attori in campo dovranno dimostrare di essere all’altezza della “grande crisi”.

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