QUERELE TEMERARIE E BAVAGLIO AI GIORNALISTI: I CASI REPUBBLICA NAPOLI E IL RIFORMISTA

La Federazione nazionale della stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti della Campania esprimono “solidarietà ai colleghi della redazione napoletana di Repubblica, querelati dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca per l’inchiesta che il quotidiano ha condotto sulla vicenda degli appalti sui tamponi”.

“Ancora una volta – proseguono Fnsi e Sugc – il governatore dimentica che ha il dovere di dare risposte, prima di tutto ai cittadini, sul suo operato. De Luca considera le voci discordanti come un fastidio e le attacca dileggiandole durante i suoi soliloqui sui social. In questo caso ha querelato. Ma i giornalisti di Repubblica, come gli altri colleghi che hanno realizzato inchieste sull’emergenza Covid, hanno fatto solo il loro dovere”.

“È venuto il momento di mettere mano a una legge sulle querele temerarie – concludono i sindacati nazionale e regionale – diventate ormai lo strumento principale per mettere il bavaglio alla stampa senza alcun costo per chi le utilizza”. 

“Si tratta di un’iniziativa di profilo autoritario – protesta Rosario Marra, segretario di Rifondazione Comunista Napoli – che corre il rischio di creare un clima intimidatorio verso la stampa democratica che ha soltanto svolto il suo lavoro con l’inchiesta giornalistica sui tamponi anti-covid. Questa iniziativa ci sembra assurda anche nel merito visto che, ad esempio, c’è anche un’inchiesta della Procura Regionale della Corte dei conti della Campania che ipotizza un danno erariale di 8 milioni di euro per soldi pubblici erogati alle cliniche private durante l’emergenza covid: allora Presidente ‘quereliamo’ anche la Corte dei conti?”

E un altro giornale denuncia di ricevere querele temerarie e intimidazioni “insospettabili”: Il Riformista. “Abbiamo la netta sensazione di poter continuare tranquilli la nostra battaglia contro le degenerazioni e le sopraffazioni di una parte della magistratura italiana, e in particolare del partito dei Pm”.

“Pensiamo – scrive il giornale diretto da Piero Sansonetti – di poter resistere anche al fuoco amico, un po’ vile, che viene dall’ordine dei giornalisti, e cioè da quella parte della nostra categoria più sottomessa alla forza e all’egemonia culturale delle Procure”.

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