NAPOLI, RIMOSSO MURALE A SAN GIOVANNI E TENSIONE CON I FAMILIARI: “MORTO PER MALATTIA, NON UN CRIMINALE”

Proteste dopo rimozione murale a San Giovanni: “non è un criminale”

(G. M. ) – Murales della discordia. Questa mattina è stato rimosso un murale realizzato su un palazzo in via Ferrante Imparato, nell’area est di Napoli, che ritraeva un ragazzo deceduto. Sarebbe riconducibile alla criminalità organizzata secondo il Comune e la Prefettura ma ci sono proteste su questa versione.

Le operazioni si sono svolte con il supporto della polizia locale, della polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri, anche per assicurare tutela e sicurezza agli operatori. “Durante i lavori di copertura del murale – fanno sapere dal Comune di Napoli – i familiari del ragazzo si sono opposti creando alcuni problemi all’operazione, risolti grazie all’intervento delle forze dell’ordine prontamente intervenute”. Secondo i familiari il giovane è morto per cause dovute a una grave patologia tumorale e che non c’entra nulla con la camorra o affari criminali.

“Questo è un impegno che, ormai da settimane, abbiamo preso nel comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica con il prefetto di Napoli, i vertici territoriali delle forze dell’ordine, la procura della Repubblica e la procura generale, che il Comune di Napoli sta mantenendo con un lavoro costante, organizzato su tutto il territorio napoletano – ha detto l’assessora alla Sicurezza urbana Alessandra Clemente -. Andiamo avanti con impegno e programmazione, per restituire ai cittadini la bellezza della nostra citta’ e per liberarla da quei simboli di omertà e mitizzazione”.

Controbatte il penalista Giuseppe Milazzo che nel quartiere ha il suo studio ed è nato lì: “c’è stato un blitz pseudo-istituzionale di stampo classista ordinato dall’assessore Alessandra Clemente. Il braccio destro di De Magistris non ce l’ha fatta a rinunciare all’ennesima passerella, facendo cancellare dalla facciata di un palazzo il ritratto di un ragazzo scomparso che come familiari, amici e conoscenti comunicano non è morto per vicende riconducibili alla criminalità organizzata ma per una grave malattia. Alla Clemente andrebbe spiegato che a San Giovanni a Teduccio non si muore solo di camorra. Ma anche e soprattutto di tumore”.

All’assessora Clemente va chiesta una risposta e la rabbia di familiari, amici e conoscenti del giovane raffigurato nel murale. E bisogna chiedere se ora è diventata una questione di decoro urbano e si procede per cancellazioni massa se non sono autorizzati.

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