FEDEZ COME ELIO 30 ANNI FA MA OGGI I DIRIGENTI RAI NON SANNO CHE ESISTONO I SOCIAL NETWORK

Il testo della rubrica quotidiana Ad Alta Velocità su http://www.giornaleradiosociale.it

“Adeguarsi al sistema”. “Contesto inopportuno”. “I nomi e cognomi non possono essere citati”. La polemica e lo scontro per le parole dei dirigenti Rai a Fedez per il discorso sul palco del concerto del Primo Maggio sono diventati un caso politico ma non solo.

La polarizzazione si muove tra chi appoggia il rapper e chi lo critica perché avrebbe la colpa dei soldi, delle auto di lusso e dei vestiti griffati e quindi non autorizzato a parlare di diritti civili e del Ddl Zan.

In tutta questa storia sembra passare in secondo piano un altro aspetto: quello dei mezzi di comunicazione nell’anno domini 2021. Le parole del funzionario e di Ilaria Capitani fanno emergere come la tv di Stato sia ancora a un mondo che non esiste più.

Condizionare, criticare o censurare preventivamente un discorso vuol dire muoversi con i parametri di ciò che accadde 30 anni fa con Elio e le Storie tese: la televisione era l’unico media e spensero il collegamento, la canzone non fu più ascoltata dal pubblico da casa. Fine della storia.

Oggi no, non è così e fa un po’ sorridere quanto lasciare basiti. Fedez al momento ha raggiunto 14 milioni di visualizzazioni, share da festival di Sanremo, nelle sue storie dove ha pubblicato il suo intervento. La sua pagina instagram ne ha 12,4 ed è capace ogni giorno di fare tendenza insieme a quella della moglie Chiara Ferragni.

Arrogante incompetenza, soggezione a quella partitocrazia, come denuncia il sindacato Usigrai, “che – a partiti alterni – occupa il Servizio Pubblico. Come del resto accadrà ancora una volta nelle prossime settimane con il rinnovo del CdA. Lasciate libera la Rai, lasciate libere le idee, lasciate libere l’informazione e l’arte”.

Anche perché non siete più l’unico media, basta aprire le porte e informarsi su come cambia il mondo della comunicazione, e quello dei diritti civili, nella realtà delle nuove generazioni.

Questo il testo della rubrica radiofonica Ad Alta Velocità ogni mattina su http://www.giornaleradiosociale.it

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