BENEVENTO, VERTENZA DIPENDENTI EX CONSORZI: CUB CHIEDE INCONTRO AL PREFETTO

La vertenza dei dipendenti ex Consorzi Bn1, Bn2 e Bn3 è la più lunga dell’intero Paese, essendo iniziata nel lontano mese di luglio del 2010.  Per alcuni anni i dipendenti, passati da 124 a una settantina, circa, sono stati utilizzati, in modo saltuario, dal CUB Napoli-Caserta in vari progetti.

Il CUB ha svolto “una funzione molto importante, mantenendo nel mondo del lavoro centinaia di padri di famiglia sanniti in attesa della costituzione dell’Ato provinciale, come previsto dalla Legge regionale n° 14 del 26maggio 2016. Grazie agli Ato, costituiti e attivi, di Caserta e Napoli 1 e Napoli 2 quasi 800 lavoratori residenti in quelle province potranno essere utilizzati, nei Comuni, nel progetto “Sorveglianza” finanziato dalla Regione Campania”.

A questo progetto non possono partecipare i lavoratori residenti nella provincia di Benevento perché l’Ato, formalmente costituito, non ha ancora presentato il Piano d’Ambito.                                                                                   

“Ciò comporta molti disagi – scrive la Cub – anche psicologici, in tutti i lavoratori già provati per la lunghezza della vertenza. Lo stallo dell’Ato non colpisce solo gli ex dipendenti dei tre Consorzi ma anche altri lavoratori come i dipendenti dello Stir di Casalduni, che da tre anni vivono una dura emergenza economica. Lo stallo gravissimo, voluto dalla politica, impedisce anche la chiusura del ciclo rifiuti in provincia, provocando molti problemi. Chiusura imposta dalla citata Legge regionale n°14”.

Questo sindacato chiede il rispetto immediato della Legge regionale n° 14 “per tutelare i diritti dei lavoratori che da ben 11 anni attendono, con profonda ansia e molti timori, di tornare, come loro diritto, nel mondo del lavoro in modo stabile. Lavoro diventato sempre più un miraggio per la grave pandemia in atto”.

Gli ex dipendenti dei tre Consorzi hanno la concreta possibilità di tornarvi, “come loro diritto e, finalmente, far tornare la serenità nella propria famiglia. Questo umano diritto è ostacolato e negato dalla decisione politica di non far funzionare l’Ato. Una decisione cinica e disumana a cui si chiede di porre fine, quanto prima”.                                                                   

I lavoratori sono allo stremo psicologico. Il sindacato di questo forte disagio si fa portavoce.“Chiedendo la possibilità di illustrare, in presenza, in modo più articolato la vertenza e i gravi problemi che ne ostacolano il superamento”, conclude la nota della Cub.                                                                                                                      

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