NAPOLI IN CERCA DI UN NUOVO SINDACO SMARRISCE LA CITTÀ TRA BOMBE, CRISI E GAS

Giuseppe Manzo – Napoli e il nuovo sindaco. Napoli e una nuova città che non viene in mente. Il dibattito pubblico e politico è accartocciato su nomi, alchimie e calcoli elettorali. Dopo i 10 anni arancioni, pandemia compresa, si è acuito il peggioramento civile e umano in modo trasversale. Dai sobborghi di Partenope ci sono segnali eloquenti, il tempo sta scadendo per intervenire e cambiare le cose come nel ’94.

Nella zona orientale c’è l’emblema di questa condizione. A Ponticelli ci sono le bombe e i proiettili di bande criminali che trasformano il quartiere in un fortino. I cittadini subiscono e tacciono, soli. Sempre lì, al confine con Barra, 83 famiglie dei Bipiani sono sgomberate dal Comune senza alternative e dopo aver respirato amianto per 30 anni. E anche su questo silenzio generale.

A San Giovanni sabato si terrà il corteo contro l’ennesimo deposito di Gas, il progetto del Gnl di Edison e Q8 sulla costa orientale dove nel 1985 saltò in aria un intero palazzo e dove insistono altri impianti pericolosi e inquianti. E pure su questo zitti e mosca.

Poi ci sono Miano, Scampia, Pianura, l’eterna Bagnoli. Isole collegate da un filo che si è spezzato con il cerchio cittadino. La linea urbana dove l’Amministrazione ha scritto “nessuno escluso” per ironia della sorte ha escluso e tracciato confini. Al centro storico si vive meglio? Assolutamente no. Questa è la cronaca che pubblichiamo ogni giorno su questo giornale.

In questa città mancano idee dopo la sbornia del “mito turismo” e dell’eventificio che ha risucchiato tutto l’afflato rivoluzionario di questi anni ’10 del Duemila.

Servono soldi, con legge speciale o Recovery, bisogna far arrivare i soldi. E poi serve un Piano, una visione di città, capire come riempire le scatole vuote chiamate digitalizzazione e transizione ecologica se in un parco non c’è nemmeno chi pota le piante mentre si alzano barricate per chi gestisce due aiuole nella Villa comunale.

Chi si candida a sindaco abbia la consapevolezza che la città sta presentando il conto. A qualcuno lo presentò con tangentopoli e ad altri con l’emergenza rifiuti. Oggi sono quelle bombe, quei proiettili e quel gas che si mangiano il tessuto civile di una ex Napoli operaia, oggi dilaniata e senza identità. Servono soldi e serve un Piano, oppure se hai 18 anni (e anche più) scappa, prendi un treno e vattene via subito da qui.

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