LA SINDROME DI PETER PAN: COME RICONOSCERLA E COME AFFRONTARLA – Di Antonio Giordano

Antonio Giordano* – La sindrome di Peter Pan si riferisce ad una condizione psicologica patologica in cui un adulto mostra un rifiuto ad assumere azioni e comportamenti consoni alla sua età, mantenendo atteggiamenti tipici della fanciullezza.

La sindrome prende il nome dalla favola di Peter Pan, un ragazzo che non vuole diventare adulto e che vive sull’isola Che non c’è, dove rimane giovane per sempre. Sebbene non sia riportata in alcun manuale diagnostico, la sindrome di Peter Pan rimane comunque reale e le forme in cui si manifesta differiscono da persona a persona.

Il tratto comune consiste nel fatto che il soggetto che ne soffre rifiuta di assumersi certe responsabilità, desiderando che quanti lo circondano supportino il suo stile di vita. Non essendo una malattia ufficiale, e’ difficile capire chi possa effettivamente soffrirne. D’altra parte il fatto che una persona abbia alcuni comportamenti infantili, non significa necessariamente che ne sia affetta. Diverse teorie di tipo speculativo sono state proposte sulle sue cause.

Tra le più comuni: un’infanzia viziata o di abusi, la nostalgia per il passato, la mancanza di aspettative economiche, o la presenza nella fanciullezza di problematiche economiche e sociali che si affrontano tipicamente nella vita adulta.

La mancanza di disciplina nell’infanzia, accompagnata dall’abitudine ad ottenere sempre ciò che si desidera senza alcuno sforzo, potrebbe determinare nell’ adulto la tendenza a non assumersi determinate responsabilità: per esempio, dover lavorare per poter pagare le bollette potrebbe essere un concetto scioccante per alcune persone che, da giovani, non hanno ricevuto quegli insegnamenti che supportano la transizione verso un adulto maturo.

Persone che, invece, da giovani hanno subito abusi sessuali, potrebbero sviluppare la sindrome di Peter Pan in risposta ad un’infanzia rubata, come una necessità a dover recuperare quella fanciullezza che gli è stata negata nel passato.

La nostalgia collegata a ricordi piacevoli e confortanti dell’infanzia è forse il tratto più comune condiviso dalle persone affette dalla sindrome di Peter Pan. Tuttavia, guardare troppo al passato comporterebbe la paura di affrontare il presente e i suoi cambiamenti. Un altro fattore ritenuto responsabile della sindrome sarebbe rappresentato da impieghi insoddisfacenti, caratterizzati da lunghe ore di lavoro e con scarso ritorno economico: un individuo che non ha speranza di progredire potrebbe regredire, spinto dalla necessità di fuggire dalla realtà.

Evadere può aiutare ad alleviare alcune situazioni stressanti, purchè non porti alla mancanza di responsabilità verso i doveri di adulto. Infine, la mancanza di competenze necessarie a far fronte alle esigenze di una vita da adulti, per esempio l’incapacità di gestire le tasse, o un mutuo, possono far maturare nella persona un senso di inadeguatezza alla vita sociale e indurla a rifugiarsi in atteggiamenti più infantili.

Ma come riconoscere una persona affetta dalla sindrome di Peter Pan? Come detto, non trattandosi di una sindrome clinicamente classificata, non esiste una lista ufficiale di sintomi ad essa collegati.

Tuttavia, alcune caratteristiche sembrano contribuire a definire l’ “identikit” della persona affetta: la mancanza totale di un interesse per il lavoro e la carriera, che spesso comporta il licenziamento da diversi impieghi; la difficoltà a gestire situazioni stressanti che, invece di essere trattate e risolte in maniera appropriata, scatenano nella persona affetta dalla sindrome veri e propri scatti di ira; l’incapacità a mantenere relazioni stabili e a rimanere affettivamente legati a lungo ad una persona; l’inaffidabilità; la tendenza all’alcoolismo, che mantiene quel “desiderio di fuga” dalla realtà; la non volontà di migliorare.

Gli psicologi hanno suggerito, nei confronti delle persone affette dalla sindrome di Peter Pan, l’adozione di alcuni comportamenti che dovrebbero aiutare a muoversi nella direzione giusta. Innanzitutto, non fornire loro supporto, finche’ non si riceve indietro lo stesso tipo di supporto; eliminare distrazioni eccessive dalla loro vita, per esempio evitando che sprechino costantemente tempo in attività ludiche invece che assumere certe responsabilità; introdurle gradualmente a comportamenti appropriati per l’età adulta: per esempio, se il lavoro rappresenta un grosso problema da affrontare, si potrebbe iniziare con un lavoro semplice per poi proseguire gradualmente verso lavori più impegnativi. Infine, la terapia psicologica rappresenta sicuramente un supporto importante, se non essenziale, per far crescere questi Peter Pan.

*direttore Sbarro Institute Filadelfia, cattedra anatomia-patologica Università di Siena, comitato scientifico Istituto Superiore di Sanità

Leggi anche l’articolo precedente: “La sindrome di Pinocchio”: quando la bugia è uno stile di vita e fa male alla salute

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