CARCERE, A NAPOLI SOLO 3 DETENUTI SVOLGONO LAVORO ESTERNO: “PANDEMIA HA TRIPLICATO PROBLEMI”

In carcere i ¾ dei detenuti sono poveracci che non possono nemmeno pagarsi un avvocato. “La tragedia di Napoli è questa: ci sono carceri poco aperte alla città. Pensiamo che a Poggioreale su 2.101 detenuti uno solo usciva per lavorare all’esterno. A Secondigliano solo due”.

Sono i dati diffusi questa mattina dal garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello nel corso di un convegno al Maschio Angioino per la presentazione del rapporto annuale delle attività svolte dall’ufficio del garante delle persone detenute del Comune di Napoli.

“La pandemia – ha aggiunto Ciambriello – ha triplicato i problemi che già c’erano. Un anno e mezzo e i familiari non hanno ripreso le relazioni umane, sono stati interrotti i rapporti, i corsi di formazione, la scuola, tutto. Il detenuto, così, resta in cella per venti ore e poi le 4 ore d’aria. Gradualmente si torna alla normalità, ma abbiamo bisogno di incrementare le possibilità per i detenuti, altrimenti le carceri restano luoghi chiusi come ancora oggi sono Poggioreale e Secondigliano”.

È allo studio un progetto con l’assessore alle Politiche del lavoro del Comune di Napoli Giovanni Pagano per consentire ad almeno dieci detenuti di Poggioreale e Secondigliano di svolgere lavori di pubblica utilità.

“Prima di essere garante sono un uomo delle carceri – ha detto il garante del Comune di Napoli Pietro Ioia – e purtroppo siamo ancora in pochi a volere un carcere più umano, nonostante l’Europa continui a bacchettare l’Italia. Le carceri fanno schifo, non sono rieducative e oggi chi entra in carcere esce più criminale di prima. Ci vorrebbero, inoltre, più pene alternative al carcere ma, purtroppo, i tribunali di sorveglianza non rispondono come dovrebbero. Il 70% delle carceri è abitato da detenuti poveri che non si possono pagare un avvocato. Questi sono coloro che scontano tutta la pena in carcere”.

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