A NAPOLI IL LEADER SINDACALE CON 16 DENUNCE: “MI CONTESTANO ANCHE UN FUMOGENO ACCESO”

Giuseppe Manzo – È stato denunciato anche perché tiene “tra le mani un fumogeno acceso” in strada, dopo un incontro al Comune. Ne ha collezionati, al momento, 16 di procedimenti penali e sono tutti rivolti a lui. Si chiama Eduardo Sorge, 31enne leader del sindacato Si Cobas e del Movimento di lotta Disoccupati 7 novembre, che raccoglie come in un libro tutte queste notifiche del pubblico ufficiale.

Picchetti, manifestazioni, blocchi e la vertenza per ottenere un tavolo tra le istituzioni sulla crisi lavoro post Covid in città. Ad ogni corteo arriva una denuncia o una sanzione, per lui e per decine di disoccupati. La storica “piazza napoletana” di disoccupati, senza casa, precari e cassa integrati è un’eredità che arriva dagli anni ’70 con i “Banchi nuovi” e tutte quelle “liste” spesso collegate ai partiti della prima repubblica. Un fenomeno sociale che fuori dai confini campani era difficilmente comprensibile, soprattutto nel Centro-Nord.

Dopo l’ultima vertenza Bros quella piazza si era svuotata e il decennio arancione ha condotto con de Magistris alcuni giovani leader dei centri sociali nelle stanze istituzionali, tra palazzo San Giacomo e le municipalità.

Dalla vertenza di Bagnoli ecco la nascita del Movimento 7 Novembre che nel corso degli anni è cresciuto e si è saldato con il Si Cobas, il sindacato conflittuale molto radicato nella logistica e nelle fabbriche. Lavoratori in lotta, disoccupati e battaglie per l’ambiente: con questi tre passaggi il sindacalismo con radici politiche precise prova a guidare le rivendicazioni sociali dentro questa crisi.

C’è un prezzo da pagare, però, ed è proprio quello giudiziario. A Eddy, come lo chiamano i suoi compagni, viene da chiedere: ma chi te lo fa fare a 31 anni? “Per chi sceglie la strada della lotta di classe – risponde – è quindi messo nel conto questo accanimento giudiziario. Ci rivendichiamo tutto, rivendichiamo la necessità di avanzare in direzione opposta al corso catastrofico delle cose, lottare per migliorare le condizioni di vita e di salario nella prospettiva però dell’abbattimento del sistema capitalistico. Come si diceva ‘vogliamo il pane ed anche le rose’ ”.

Sorge, non si sente un caso isolato ma dentro un processo più ampio: “ci sono centinaia di lavoratori, disoccupati, attivisti di resistenze territoriali su cui si è scaricata la repressione in questi anni, d’altronde la criminalizzazione delle lotte è direttamente proporzionale all’avanzare della crisi capitalistica, è la difesa che governi e borghesia hanno contro chi si oppone al peggioramento delle condizioni di vita, di lavoro, di salute. Da decenni, e recentemente con i decreti Minniti e Salvini, è chiaro che il concetto di sicurezza per lo Stato è quello di silenziare e arrestare scioperi dei lavoratori e conflitti sociali. In tal senso l’attacco che il SiCobas come il Movimento 7 Novembre stanno subendo si inserisce in questo quadro”

Che cosa accadrà nei prossimi mesi? A breve si prospetta la fine del blocco dei licenziamenti. Il dirigente sindacale ha le idee chiare: “i prossimi mesi saranno i messi della liberalizzazione dei subappalti e sblocco dei licenziamenti (già 800.000 posto precari non rinnovati e persi). Se in questo anno e mezzo ha prevalso il realismo operaio che sperava che ‘possa passare la nottata’ e sono emersi più gli interessi di settori del lavoro non dipendente, si iniziano a vedere i segnali di mobilitazione di Lavoratori e lavoratrici (vedi per esempio Alitalia) non solo della logistica (settore che non ha mai fermato l’attività essendo ‘essenziali’) che ha visto intensi scioperi da noi promossi su tutte le filiere in cui si è assaggiato come lo Stato intenderà rispondere alle mobilitazioni operaie (come il caso FedEx con 300 licenziamenti e fogli di via, arresti e multe a chi scioperava)”

Per il sindacalista napoletano la strada è una sola e non vede alternative per i ceti subalterni: “lavoratori e disoccupati, insieme alla migliore gioventù che non si vuole arrendere all’idea di pagare i costi della crisi sanitaria e della ristrutturazione capitalistica sono i soggetti che devono non solo mobilitarsi per la difesa delle loro condizioni di vita e lavoro ma organizzarsi politicamente per mettere al centro i loro interessi: riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, garanzia del salario, esproprio senza indennizzo delle fabbriche che inquinano e licenziano, lavorare tutti e meno, piano straordinario per lavori di pubblica utilità iniziando dal riassetto idrogeologico e dall’ambiente, patrimoniale del 10% sul 10% più ricco”.

A dimostrazione che i 16 procedimenti penali non rappresentano un freno alla lotta sindacale Sorge fissa le prossime date: “da subito il 19 Giugno, dopo lo sciopero nazionale del 18 di tutta la logistica, torneremo a Roma per il rinnovo dei CCNL, contro lo sblocco dei licenziamenti, la liberalizzazione dei subappalti, le mancate risposte delle centinaia di vertenze e il ripristino totale della legge Fornero. Il 10 saremo alla Sala del Senato per una conferenza stampa in cui spiegheremo meglio le ragioni dei lavoratori, disoccupati e classi popolari”.

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