CLAN AMATO-PAGANO: RIUNIONI NELLA SEDE DEI COMMERCIANTI PER ORGANIZZARE IL RACKET

Il blitz ai danni del clan Amato-Pagano fa emergere particolari molto inquietanti. Non si tratta solo di collusioni ma si va oltre, soprattutto per il reato di estorsione.

Le indagini svolte dagli specialisti del Gico avrebbero portato alla luce l’esistenza di una forma di controllo pressoché totale del territorio di Melito da parte del clan, grazie anche alla diretta partecipazione alle attività criminali del presidente dell’Aicast (prima ASCOM) di Melito, associazione rappresentativa di plurime categorie commerciali/industriali/artigianali operanti nella città che, proprio in virtù di tale ruolo, era nelle condizioni di favorire il clan attraverso i rapporti con commercianti e imprenditori. Proprio nella sede dell’associazione si sarebbero tenuti dei summit di camorra finalizzati a stabilire le strategie criminali da adottare.

Gli indagati sarebbero coinvolti in una massiccia e capillare attività estorsiva, posta in essere “a tappeto” nei confronti di operatori commerciali melitesi, circa 500 negozi ogni anno, oltre che nel diretto interesse del clan nella gestione dei remunerativi servizi di onoranze funebri attraverso la selezione di specifiche ditte con le quali entrava in “quota” consentendo loro di operare, di fatto, in regime di monopolio.

La faccenda è talmente grave che la presidente di Aicast Napoli Liliana Langella ha inviato una nota per prendere le distanze dall’associazione di Melito. “L’Aicast respinge qualsiasi ipotesi di accostamento o coinvolgimento in fatti criminali e si difenderà in ogni sede a tutela della propria onorabilità”. “Nella fattispecie, – spiega ancora il presidente – con una nota del 22 febbraio scorso, avevamo provveduto a commissariare la sezione di Aicast Melito con la seguente motivazione: ‘Visto il mancato svolgimento della vita associativa, in particolar modo la mancanza di produttività e/o di adesioni dei soci alla scrivente Associazione, nonostante i tanti servizi messi a disposizione delle imprese (mai utilizzati) e considerate le carenze organizzative sul territorio di Melito di Napoli, ai sensi dell’art. 19 dello Statuto Provinciale con la presente comunica il commissariamento di Aicast Melito di Napoli assumendo ad interim io stessa la carica di Commissario'”. “E’ altrettanto evidente – conclude la nota – che la sede indicata nel provvedimento giudiziario non può essere considerata una sede della nostra Associazione”

Da segnalare una particolare forma di estorsione, che si aggiungeva rispetto a quella “classica” (posta in essere attraverso l’imposizione delle tre rate annuali, coincidenti con le festività di Natale, Pasqua e Ferragosto), camuffata dall’acquisto (in effetti obbligato) di gadget natalizi. Dalle indagini sarebbe infatti emerso che nella proposta rivolta ai commercianti/vittime, questi potevano ricevere, a fronte della somma estorta, una fattura per “scaricare” il costo dell’illecita devoluzione e questo sarebbe servito, secondo gli indagati, a far accettare più facilmente l’imposizione. La fattura sarebbe stata, infatti, emessa da una ditta compiacente che, una volta ottenuto il pagamento tramite bonifico, avrebbe provveduto a restituire la somma in contanti al clan, trattenendo per sé un importo corrispondente all’Iva.

Omicidi, estorsioni, spaccio di droga, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, riciclaggio. Questo è il quadro dei reati contestati al cartello degli “scissionisti” protagonisti della faida di Scampia contro Paolo Di Lauro. I comuni della cintura nord, da Arzano a Mugnano, da Melito a Casavatore, erano sotto scacco del clan.

Grazie ad una organizzazione capillare il gruppo criminale sarebbe riuscito a gestire una complessa filiera di narcotraffico, soprattutto attraverso il controllo delle diverse piazze di spaccio operanti nei territori ricadenti sotto la sua egida. Le risultanze investigative restituirebbero una struttura criminale di tipo verticistico, all’interno della quale, come sembra confermato anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, Marco Liguori sarebbe stato l’unico a poter prendere decisioni in merito a tutti gli affari illeciti degli Amato-Pagano e a delegare compiti di gestione e incarichi operativi ad affiliati di sua fiducia.

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