NAPOLI AL VOTO, IN CAMPO LA CRONISTA GIULIANA COVELLA: “ECCO PERCHÈ CON MARESCA”

Giuseppe Manzo – Ha iniziato come cronista di strada nel glorioso quotidiano Napolipiù. E ha poi proseguito a raccontare le cronache della città sul Mattino. Oggi la giornalista e scrittrice Giuliana Covella ha deciso di candidarsi al Comune di Napoli e di farlo con Catello Maresca. Con i suoi libri ha subito anche la richiesta di risarcimento del boss poi pentito Giuseppe Misso e ha raccontato “la strage dimenticata” del Rapido 904.

Da cronista di strada e impegnata su fronti come legalità e sociale a candidata al consiglio comunale: come mai questa scelta? 

Perché dopo 20 anni di lavoro da giornalista mi sono stufata di denunciare attraverso la mia penna cosa non va nella nostra Napoli. Sono stanca di raccogliere le grida d’aiuto della gente che incontro da un quartiere all’altro, che chiede solo di essere ascoltata dalle istituzioni e di avere null’altro che normalità in quella che è la terza città d’Italia.

Perché Maresca e quanto la sua decisione di scendere in campo sia stata determinante? 

Ho conosciuto Maresca nel 2016, durante un’intervista per un suo libro. Mi ha colpito la sua disinteressata voglia di legalità, di cambiare lo status quo di una società, di una terra, di una comunità che non possono continuare a morire perché allo Stato legale si sostituisce l’Anti Stato. Il mio percorso professionale e umano unito ai valori della legalità e dell’impegno civico rispecchiano quel modo di essere.

Quali sono le prime 3 cose che con Maresca sindaco vorresti vedere risolte a Napoli? 

Trasporti che funzionino come in tutte le metropoli europee (spesso vado a piedi per le interminabili attese alle fermate di bus e metropolitane); parchi pubblici curati e fruibili dai cittadini, dal San Gennaro alla Sanità al Quattro Aprile di San Pietro a Patierno al Falcone e Borsellino di Pianura; strade non più stracolme di rifiuti ordinari e straordinari.

La città è dilaniata da una criminalità che colpisce nel mucchio gli innocenti, dal centro alla periferia: cosa serve per porre fine a questi napoletani armati? 

Premesso che il timore di finire nella traiettoria di proiettili delle stese di camorra da una zona all’altra della città preoccupa ognuno di noi. Chi fa le stese sono sempre più giovani, ragazzi anche minorenni, che non hanno ideali, né punti di riferimento. Ma parlarne ora che hanno quell’età, inutile nasconderlo, sarebbe vano. Bisogna intervenire quando sono in età scolare, dai 6 anni in poi. Mi riferisco alla scuola dell’infanzia e alla primaria. Qualche anno fa ho fatto diversi progetti Pon (programma operativo nazionle, ndr) con i bambini del Rione Villa di San Giovanni. Durante una delle uscite esterne li ho portati in piazza Capri, dove sotto le panchine di marmo trovarono alcuni proiettili. Ecco, quella per loro è la normalità. Non deve più essere così. Bisogna educare i bambini alla cultura, alla bellezza, dare loro alternative e far comprendere a loro e alle mamme che un mondo migliore c’è. Non è fantascienza, ma coraggio di sporcarsi mani e viso.

Se dovessi scegliere una parola come lo sono state Rinascimento e Rivoluzione, per Napoli quale sceglieresti?

Mediterraneo. Questo vorrei che tornasse a rappresentare per i napoletani e per il mondo.

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