COVID: SALVINI ATTACCA DE MAGISTRIS CHE ATTACCA DE LUCA CHE ATTACCA TUTTI

“Se proprio ci sono delle dimissioni da dare, in questo momento non penso che le debba dare il governo che deve garantire l’uniformità nazionale, ma forse chi si mette di ostacolo rispetto al contrasto nazionale della pandemia”. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, a margine della presentazione del francobollo speciale su Napoli di Poste Italiane, chiede le dimissioni del governatore della Campania Vincenzo De Luca.

Ai giornalisti che gli chiedevano cosa ne pensasse delle critiche rivolte dal presidente della Regione a Roberto Speranza e Francesco Paolo Figliuolo, l’ex Pm spiega che De Luca “dovrebbe essere sanzionato perché sta violando la legge in materia sanitaria e mettendo a rischio il rilancio economico e turistico di Napoli e la salute dei nostri concittadini”. “Chiedo al presidente De Luca – insiste il primo cittadino – di spiegare come mai ogni giorno ci sono sempre nuovi morti a Napoli e in Campania. Abbiamo i famosi ricalcoli quotidianamente, qualcuno mi deve spiegare perché abbiamo avuto un numero così esorbitante di morti a Napoli e in Campania, come mai sono stati spesi decine e decine di milioni per avere strutture che non sono state all’altezza durante il Covid. E, ancora, come mai la campagna vaccinale non va come dovrebbe andare? Come mai non sono state fatte le assunzioni che dovevano essere fatte? Queste sono le domande a cui dovrebbe rispondere il presidente della Regione, non mettersi contro il governo”.

Questa mattina è stato Salvini che ha attaccato il primo cittadino (e De Luca) ai microfoni di Radio Crc: “De Magistris oggi da sindaco, pagato dai napoletani ma si occupa della campagna elettorale in Calabria. Uno che ha lasciato la città nelle condizioni che i cittadini vedono e toccano con mano: uno che fallisce a Napoli si propone come salvatore della Calabria? A de Magistris chiedo di occuparsi di Napoli”.

E De Luca? Come sempre lui attacca tutti come le ultime uscite su Figliuolo e Speranza. La politica di chi attacca chi come in un gioco di società a cui la cronaca si è mestamente abituata.

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