SANTA MARIA CAPUA VETERE, AMNESTY: “APPLICARE LA LEGGE CONTRO LA TORTURA”

Sui fatti di Santa Maria Capua Vetere emergono ulteriori dettagli sulle violenze. Parlano i detenuti vittime dei pestaggi mostrati nei video e, soprattutto, si pongono le domande su responsabilità politiche. Il primo fra tutti è l’ex ministro della Giustizia Bonafede che aveva risposto alle interrogazioni parlamentari parlando di “un ripristino della legalità” in quel carcere. Inoltre, bisogna capire e ottenere risposte sui 14 morti di quella rivolta nel marzo 2020 alla luce proprio di questa vicenda.

Amnesty: “applicare legge tortura”

“Le immagini diffuse dal quotidiano ‘Domani’ su ciò che avvenne il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e che il giudice per le indagini preliminari ha definito ‘una orribile mattanza’ lasciano senza fiato”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.   

“Come 20 anni fa a Bolzaneto, funzionari dello stato hanno infierito su persone in loro custodia immaginando che quei fatti non sarebbero diventati pubblici o comunque confidando nell’impunità. Ma a differenza del 2001, ora la parola ‘tortura’ nel codice penale esiste. Chiediamo che la legge adottata tardivamente nel 2017 sia ora applicata”, ha aggiunto Noury.  

“Per una drammatica coincidenza, le immagini di Santa Maria Capua Vetere sono state diffuse mentre erano già in rete le riprese di un brutale intervento dei carabinieri a Milano, all’alba del 27 giugno. Sebbene le ricostruzioni di quanto accaduto nei minuti precedenti siano parziali e contraddittorie, le manganellate che si vedono sono comportamenti inaccettabili, ha proseguito Noury.  

“Portare solidarietà, come annunciato da leader politici, a funzionari dello stato accusati di aver praticato torture e inequivocabilmente ripresi nell’atto di compierle non solo è irresponsabile ma procura un danno a tutti gli operatori delle forze di polizia che quotidianamente svolgono il loro lavoro, in condizioni spesso difficili e nel rispetto dei diritti umani”, ha concluso Noury.  

“L’episodio di Santa Maria ha segnato una evidente lesione della nostra democrazia – hanno dichiarato gli avvocati Simona Filippi  (Responsabile contenzioso Antigone) e Luigi Romano (Presidente Antigone Campania) – colpendola in un momento delicato in cui il sistema penitenziario si mostrava incapace a gestire e contenere la diffusione del virus all’interno delle carceri e la notizia odierna di 52 agenti di polizia penitenziaria colpiti da ordinanza cautelare e del Provveditore regionale colpito da ordinanza interdittiva ne è la triste conferma. Pertanto – aggiungono – riteniamo che queste indagini, al di là delle posizioni soggettive, possano fare chiarezza su alcune contraddizioni del sistema come l’esercizio della forza in contesti di reclusione – nervo scoperto del nostro ordinamento –, assolvendo quella domanda di giustizia emersa in seguito alle violenze esplose in questi mesi”.

Garanti detenuti: “ora rinnovare attenzione al pianeta carcere”

Per la Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà ““piuttosto che occasione di una ingiustificata e ingenerosa critica a tutto campo, quanto accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere dovrebbe, allora, costituire motivo di una rinnovata attenzione politico-istituzionale verso l’intero pianeta-carcere – continuano i Garanti -. Ciò ad un duplice, auspicabile scopo. Da un lato,  per promuovere quelle iniziative e realizzare quegli interventi che appaiono da tempo necessari per riorganizzare e rendere più moderna ed efficiente l’amministrazione penitenziaria; e, dall’altro, per riprendere il cammino delle riforme, la cui interruzione ha finito col provocare non solo una situazione di stallo, ma anche una delusione di aspettative foriera – a sua volta – di effetti ulteriormente pregiudizievoli nell’esperienza quotidiana di quanti vivono il carcere da reclusi, o vi espletano a vario titolo attività funzionali. Sarebbe, in verità, coerente con gli obiettivi di fondo perseguiti con la riforma della giustizia oggi in discussione concepire una prosecuzione del programma riformistico mirante, in una fase immediatamente successiva a quella della riforma del processo e della prescrizione, a ridurre le distanze tra il carcere così com’è e il carcere così come dovrebbe essere alla luce della Costituzione. Una prospettiva di avvicinamento – conclude la Conferenza dei Garanti territoriali – tra essere e dover essere, questa, che certamente sta molto a cuore all’attuale guardasigilli, mostratasi anche nella sua veste di costituzionalista ed ex presidente della Consulta attenta al tema dei diritti fondamentali, e culturalmente sensibile alla più ampia valorizzazione dei paradigmi della rieducazione e della riparazione quali criteri ispiratori di un sistema sanzionatorio conforme allo spirito del nostro tempo”.

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