NAPOLI, LA MEMORIA DI GIGI E PAOLO: VITTIME INNOCENTI SCAMBIATI PER GUARDASPALLA DEL BOSS

Luigi Sequino e Paolo Castaldi avevano 20 e 21 anni e la sera del 10 agosto 2000 erano in auto sotto casa di Gigi, a Pianura. Furono uccisi perché scambiati per i guardaspalle di un boss che abitava in quella strada.

Anche quest’anno il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha voluto ricordare Gigi e Paolo, vittime innocenti della camorra, con due fasci di fiori nella cappella del cimitero dove riposano. 

Inizialmente le indagini percorsero la strada del regolamento di conti tra i clan rivali nonostante, fin da subito, la cittadinanza testimoniò sull’innocenza dei ragazzi. Solo con le rivelazioni di due pentiti, Raffaele Bavero ed Eduardo Criscuolo, ex affiliati al clan Marfella, fu fatta luce sulla morte di Paolo e Luigi chiarendone l’estraneità agli ambienti criminali.

Nel novembre 2007 Condannati all’ergastolo: Pasquale ed Eugenio Pesce, individuati come esecutori materiali del delitto; in un secondo processo, svolto con rito abbreviato, fu condannato a 18 anni di reclusione: Luigi Pesce, ritenuto coinvolto nella vicenda. Nel medesimo periodo, venne arrestato Luigi Mele ritenuto il mandante dell’agguato.

Nel 2008  la terza sezione della Corte di Assise d’Appello di Napoli ha confermato la condanna all’ergastolo per i cugini Pasquale ed Eugenio Pesce.

Il ricordo della mamma di Gigi

“Quel giorno ero con mia cognata fuori Napoli per lavoro. Mi telefonò mio fratello che dal suo appartamento aveva sentito gli spari e affacciandosi vide quanto accaduto. Appena mi disse che mio figlio Gigi era rimasto ferito mi fu subito chiaro quanto avvenuto. In quel periodo era abituale sentire sparare sotto casa a causa dei nostri dirimpettai e non fu difficile trovare una  giustificazione ai fatti. Ci mettemmo immediatamente in auto e quando arrivai sotto casa non riuscivo a capire il perché di quella folla, delle auto delle forze dell’ordine, per me fu difficilissimo avvicinarmi a casa. Il mio unico pensiero era arrivare quanto prima per poter soccorrere mio figlio ed ero ostacolata perché la via di casa era chiusa. Ci impedirono di avvicinarci e solo lì mi dissero cosa fosse accaduto. Non potevo assolutamente crederci, cercavo indizi che dimostrassero che non fosse lui”.

Maria Rosaria, mamma di Luigi Sequino, lascia il ricordo di quei momenti sul sito del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti di camoorra.

“Nei giorni a seguire, il capo della Polizia volle conoscerci. Gli fu chiaro fin da subito che eravamo brave persone, infatti, non ricevemmo alcuna perquisizione. Nonostante Gigi e Paolo erano stati giustiziati come due criminali, tutti testimoniarono a loro favore per dimostrarne l’estraneità agli ambienti malavitosi. In me la rabbia per l’ingiustizia subita si tramutò nel forte desiderio di urlare e invocare giustizia. Continuai a denunciare tutto ciò che avveniva di illegale nei nostri quartieri.

“In poco tempo la storia di Gigi e Paolo risuonò ovunque. Fummo avvicinati da molte persone desiderose di sostenerci, in particolare, dal parroco del quartiere, don Vittorio Zeccone, all’associazione Libera e altre realtà associative locali. Siamo entrati in un mondo diverso che non ci apparteneva. Con loro il mio grido è uscito da Pianura arrivando nelle scuole e nelle carceri fino a far intitolare il bene confiscato proprio al mandante dell’uccisione dei nostri figli. In questo cammino si unirono anche chi frequentava e conosceva Paolo e Luigi,tra cui mio nipote. Motivati dall’affetto per gli amici perduti decisero di fondare l’Associazione “Le voci di Gigi e Paolo” alla quale aderimmo anche noi familiari”.

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