“SCRITTURA”: LA SECONDA SCULTURA DI PEPPE ZINNO DEDICATA ALL’AREA EST DI NAPOLI

“Scrittura”, la nuova opera dell’artista Giuseppe Zinno dedicata a Napoli Est: qui una interpretazione di Vincenzo Morreale del Comitato civico San Giovanni a Teduccio*

La nuova opera reca il titolo “Scrittura”. In questo caso Peppe, per esprimere le sue pulsioni, ha scelto una stele di ottone realizzata con la tecnica della fusione. La lapide è spessa otto millimetri, alta 20,5 centimetri, larga 14,5 e del peso di 2,618 chilogrammi. Su ambedue le facciate sono impresse figure in bassorilievo.

Da anni Peppe ha avviato una ricerca e una riflessione sull’Area Orientale della città di Napoli rilevando la sua peculiarità di propaggine dell’area Vesuviana. Zinno ha ripercorso con la sua “Transumanza”, attraverso molteplici iniziative, il tragitto della lava di fuoco del Vesuvio diretta verso il mare ed ha altresì ricercato con accanimento il Fiume Sebeto.

Già in precedenza Peppe si è cimentato con la medesima tecnica della fusione creando un disco di ottone (Ø15 cm, spessore 2 cm, peso kg 2) per raccontare, su entrambi i lati, il fiume Sebeto nonché il passato e il presente del territorio di cui egli stesso è parte. Nell’opera il “Sebeto”, stilisticamente differente dal recente lavoro ma facente parte della stessa ricerca, Peppe ha curato e ponderato l’iconografia classica del Fiume del quale evidenzia le traversie e la ormai cronica condizione di sofferenza a cui è stato assoggettato dalla violenza suicida dell’uomo e da un modello di sviluppo forsennato che in breve tempo ha distrutto e dissipato tutte le risorse del Pianeta alterando irrimediabilmente l’equilibrio primordiale del vivente.

Nell’opera il “Sebeto” Peppe lascia aperto, contro l’evidenza, l’uscio della speranza nonostante le falde del fiume e la palude siano avvelenate dal catrame e sebbene l’alveo e le sponde siano invase da tonnellate di cemento e malgrado che alla sua foce sia posta una barriera insormontabile che impedisce al Fiume di confluire verso il mare. Peppe si è reso conto che l’antico Fiume mostra ancora inequivocabili segni di vita benché sia impedito a svolgere l’originario ciclo della vita del territorio. In sostanza l’artista ci esorta ad intervenire poiché potremmo, forse, porre ancora rimedio al danno irreparabile che si profila. Peppe vagheggia, auspica e si batte per l’affrancamento del corso d’acqua. Zinno ha dedicato al fiume negato diverse performance eseguite lungo il tracciato dell’antico Fiume ormai asfissiato sotto l’asfalto.

Nella sua recente opera “Scrittura” Peppe è ritornato ad affrontare il tema del disastro ambientale dell’Area Orientale della città di Napoli; parte integrante dell’Area Vesuviana. In questo caso Peppe si è soffermato ad osservare il litorale e il mare descrivendone i luoghi e la storia.

L’opera risulta già dal primo approccio estremamente accattivante nel senso che attira l’attenzione e la curiosità di chi la guarda. La stessa esplorazione tattile risulta molto piacevole.

Su uno dei due lati sono incise il titolo della scultura e la firma dell’autore suggerendo probabilmente l’ordine cronologico da seguire. In realtà l’ordine di lettura lo stabilisce chi ha tra le mani l’opera poiché essa dipende esclusivamente dal desiderio di sapere del “lettore” e dalla percezione soggettiva della stessa.

Personalmente mi sono soffermato inizialmente sul lato opposto a quello potenzialmente suggerito nel quale leggo un quadro d’insieme del contesto del litorale sangiovannese eseguito in questo caso con un linguaggio artistico essenziale ed estremamente approfondito. Il tratto di costa che si scorge è quello che dal Forte di Vigliena si allunga verso il Ponte della Maddalena. Gli elementi anche se visti da una prospettiva posta al di sopra della scena sono gli stessi di quelli disegnati nel 1899 dall’ingegnere Giuseppe Abatino (“Veduta del Forte di Vigliena nel 1799”). Nel 2019 in occasione delle celebrazioni del 220° anniversario del “Fatto di Vigliena” Peppe aveva già ripreso la prospettiva mostrata da Abatino per la realizzazione di una medaglia commemorativa donata poi, presso il Forte, ai partecipanti alla Commemorazione del 13 giugno 2019.

Nella facciata della stele sopracitata si scorge lo sperone centrale del Forte rivolto verso il mare. Dal Forte si propaga in più direzioni la trama della storia del luogo, in primis si rammenta la vicenda del 1799. In evidenza c’è il punto cruciale, quello del buon senso, nel quale si raggomitola il passato per preservarne la memoria e l’insegnamento. Poi c’è il mare infinito e sfavillante che aspira a recuperare la sua funzione. Sulla sinistra spunta un agglomerato di dadi dalla eloquente forma esagonale a rammentare i caratteri industriali che l’area assunse già dalla prima metà dell’Ottocento. L’esagono ripropone il lavoro ingegnoso degli uomini ma soprattutto quello vitale e virtuoso delle api costruttrici di celle esagonali. L’auspicio formulato nell’opera è quello che ci si conformi prima possibile a tale esempio. I due pennini invitano in questo caso a riscrive subitaneamente il modello di sviluppo e le stesse relazioni tra gli uomini e il vivente.

Nella facciata principale il riferimento all’esagono e alla storia del luogo diventa più stringente. Peppe insiste ancora, auspica un futuro diverso e migliore che necessita più che mai. Persevera, malgrado che il futuro appaia compromesso da una ipossia cerebrale diffusa.

Alla trama della storia e del suo ammonimento è collegato il pennino che ha già tracciato due esagoni che mostrano al loro interno righe perfette. Il pennino si appresta a proseguire la costruzione dell’architettura ideale nella quale il vivente esprime l’insopprimibile diritto di esistere e convivere.

*Vincenzo Morreale, Comitato Civico San Giovanni a Teduccio

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