PROCIDA: DAL 2 AL 5 SETTEMBRE IL MUSEO CAPODIMONTE ALL’ITINERARIO PANORAMA ITALICS

Il Museo e Real Bosco di Capodimonte partecipa alla mostra diffusa sull’isola di Procida (Napoli) da giovedì 2 a domenica 5 settembre 2021, a cura di Vincenzo de Bellis dal titolo “Panorama | Procida”, prima edizione di un appuntamento espositivo che, sempre con il titolo di PANORAMA, ITALICS dedicherà con cadenza annuale al racconto di alcune tra le località più affascinanti del paesaggio italiano.

Panorama | Procida è un itinerario alla scoperta della bellezza dell’isola, in cui arte e natura si fondono, che coinvolge l’intero territorio e la sua cittadinanza, costruito in dialogo con Agostino Riitano, direttore di Procida Capitale Italiana della Cultura 2022.

Nell’ambito della mostra, il curatore Vincenzo de Bellis ha invitato il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger a selezionare un’opera all’interno delle preziose collezioni dell’istituzione napoletana per costruire un dialogo inedito con Concetto spaziale. La fine di Dio (1963) di Lucio Fontana.

La scelta è ricaduta sull’Adorazione dei pastori importante dipinto della prima metà del XVII secolo di Matthias Stomer (1600, Amersfoort, Paesi Bassi – 1650, Sicilia), artista originario dei Paesi Bassi e parte di una folta colonia di pittori nordici che operano a Roma nel Seicento sulla scia di Caravaggio e dei caravaggisti del Nord Europa. Nel vangelo, l’adorazione dei pastori segue l’annuncio della nascita del Messia portato dall’arcangelo Gabriele ai guardiani degli armenti che pernottavano nei campi. A livello iconografico, la scena fa la sua prima comparsa come soggetto unico verso la fine del XV secolo: i pastori, inginocchiati o in piedi, col cappello in mano, circondano il Bambino e lo adorano. Spesso sono in tre e, per analogia con l’Adorazione dei magi, portano doni rustici, come agnelli, simbolo del sacrificio, non menzionati nel Vangelo. Si conoscono diverse versioni dell’Adorazione di Stomer, di cui otto dipinte durante la permanenza dell’artista a Napoli.

Concetto spaziale. La fine di Dio (1963-1964) di Lucio Fontana è una delle trentotto tele che compone la serie caratterizzata dalla forma ovale e dalle costellazioni di buchi, squarci e graffiti che in alcuni casi interessano solo parte della tela monocroma, in altri tutta la superficie ricoperta di colore a olio (a volte anche da lustrini). Questo gruppo di lavori è chiamato La fine di Dio dallo stesso Fontana che così li spiega a Carlo Cisventi, in un’intervista dell’epoca: “Per me significano l’infinito, la cosa inconcepibile, la fine della figurazione, il principio del nulla”.

Le due opere saranno presentate nella suggestiva Cappella di Santa Maria Regina della Purità nel complesso dell’ex Conservatorio delle Orfane a Terra Murata: per la prima volta un’opera di Fontana, parte di questo ciclo il cui titolo non può che rimandare alla dimensione spirituale, viene esposta in un’architettura a vocazione sacra, arricchendola di nuovi significati, in particolare in rapporto a una scena cosi tradizionale dell’iconografia religiosa.

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