MANFREDI SINDACO DI UNA NAPOLI ASSENTE E LONTANA DAL VOTO: LA VITTORIA STROZZATA DI PD-M5S

Giuseppe Manzo – Gaetano Manfredi è il nuovo sindaco di Napoli. Con circa il 65% dei voti sarà il nuovo inquilino di Palazzo San Giacomo, sostenuto da Pd, M5S, deluchiani e liste civiche. Il risultato era stato ampiamente previsto ma due variabili lo rendono una vittoria strozzata. Sconfitti senza appello Maresca, Bassolino e Alessandra Clemente che messi insieme fanno la metà dei voti del professore.

Il grande vincitore, invece, è l’astensionismo. Il 53% dei napoletani non si è nemmeno recato alle urne e questo dato si alza a 58% in alcune periferie come la Sesta Municipalità e la Settima ma anche nella Seconda che copre gran parte del centro storico. Superano il 50% solo i quartieri “ricchi” del Vomero e di Chiaia Posillipo. Restano in media cittadina Scampia e Bagnoli dove “resistono” alcuni presidi di attivismo politico e sociale.

In sostanza Manfredi è sindaco con poco più di 200mila voti su 776mila votanti e una popolazione di 950mila persone. La sua maggioranza copre, di fatto, un quinto della popolazione cittadina. Una maggioranza molto relativa, quasi un sindaco di “rilevante minoranza” che dovrà fare i conti con questo dato: Napoli è ferita nella concezione della rappresentanza e del voto come strumento per cambiare le cose e incidere sul futuro.

Questo è il quadro in cui sono disegnate traiettorie di una nuova dimensione politica, a partire proprio dalle elezioni di prossimità come quelle comunali e municipali. Servirà approfondire e analizzare tutti i flussi per capire con la crisi Covid come questa città, in linea con il resto del Paese, si è distanziata dalla partecipazione e dalla fiducia nella rappresentanza.

Un esponente bassoliniano ha definito “bolla” la dimenisione di chi era in campagna elettorale perché non si rendeva conto dove stava la città mentre si invadevano i social con i santini e le immagini di piazze piene. La città era indifferente, altrove e lontana da questi gruppi che si autorappresentano e riescono a far votare solo una fetta di società.

Manfredi sarà il sindaco che deve ricostruire nel vero senso della parola la fiducia e accorciare la distanza. Sul terreno c’è il fallimento del cosidetto “civismo” e “movimentismo” naufragato con la fine dell’era arancione: basta guardare le percentuali di chi ha attraversato quell’esperienza e si è proposto agli elettori in ogni schieramento. Restano in piedi i partiti: Pd e M5S superanodo il 10% rappresentano i simboli più votati mentre a destra non frana Forza Italia con un 6%.

Finisce il tempo della politica come improvvisazione, dei peones dell’impegno civico e degli scranni consiliari come risposta alla disoccupazione. Deve tornare il tempo delle capacità, della competenza, della presenza nei luoghi e nei territori più sofferenti, della reale relazione che conduce alla rappresentanza. Questo non vuol dire tornare indietro ma ricostruirlo nelle forme e nei modi di questo nuovo decennio degli anni 2000.

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