DOPO IL DECENNIO ARANCIONE A NAPOLI L’IRRILEVANZA ELETTORALE DELLA SINISTRA RADICALE

Cosa resta del decennio “arancione” di Luigi de Magistris? A parte veleni, divisioni e ricollocazioni in altri schieramenti emerge l’irrilevanza elettorale della sinistra radicale. Questo fenomeno aveva evidenze già dal 2018 in poi quando M5S aveva fagocitato il consenso di sinistra a Napoli con punte del 50% nelle periferie storicamente a sinistra e la conferma era arrivata un anno fa alle regionali.

Assemblee popolari, beni comuni, autogestione e rivoluzione sono un pallido ricordo di una retorica che non ha avuto alcuna pratica nel cambiamento della città.

Alessandra Clemente perde la partita al quarto posto dei candidati sindaco e riesce a entrare in consigio con Claudio Cecere. Di quella esperienza in altre liste rientrano Ciro Borriello, Flavia Sorrentino e Sergio D’Angelo che hanno fatto parte della Giunta in diverse fasi.

A sinistra si registra il nulla di fatto per Potere al popolo ferma a poco più dell’1% e per Rifondazione Comunista che dieci anni fa eleggeva 7 consiglieri comunali. Lo ammette senza giri di parole il segretario regionale di Prc Rino Malinconico: “per quanto concerne la sinistra di alternativa, confermano la sua estrema debolezza politica e organizzativa. Nel complesso, si tratta di presenze largamente minoritarie, e sono ben pochi i comuni in cui si è eletto”.

Un mezzo fallimento anche per Napoli Solidale che da compagine in campo per esprimere un candidato sindaco prima e aspirante terza gamba poi è relegata a sesta lista della coalizione come numero di voti ottenendo meno del 4% ed eleggendo due consiglieri (D’Angelo e Andreozzi) tagliando fuori altri protagonisti come Mario Coppeto.

Perdita di un radicamento popolare, svuotamento delle esperienze autogestite e dei comitati (eccetto Bagnoli, il Movimento 7 novembre e pezzi di associazionismo di Scampia), l’abbraccio di una retorica giustificazionista sui temi sociali condita da una salsa meridionalista priva di un pensiero forte. Anche per questi motivi si può leggere il 53% di astensionismo, soprattutto nei quartieri popolari e storicamente di sinistra della città. La sinistra raccoglie macerie e da queste può tentare di ricostruire chiudendo questo decennio e lasciando spazio a una nuova generazione di militanti e dirigenti.

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