“STANNO UCCIDENDO NAPOLI”: CHI FERMA LA MATTANZA DI GIOVANISSIMI E MINORI A MANO ARMATA

Foto murale Jorit lungomare di Napoli da pagina Facebook Jorit

Giuseppe Manzo – Antonio Natale, 22 anni: scomparso e poi trovato ucciso in terreno a Caivano. Luigi Giuseppe Fiorillo, 19 anni: ucciso in un agguato a Secondigliano. Carmine D’Onofrio, 23 anni: ucciso davanti alla fidanzata incinta nell’ambito della guerra di camorra solo perché figlio non riconosciuto del boss Giuseppe De Luca Bossa. Stessa sorte per Antonio Zarra, 25 anni: ucciso a Pianura ad agosto.

E ancora altri casi di giovanissimi e minorenni coinvolti in casi di cronaca nera, nerissima. Un 15enne arrestato per due rapine tra Cercola e Ponticelli in estate insieme a un complice di 16 anni. A Marano un’intera famiglia aggredisce una donna per futili motivi di viabilità: a sferrare la coltellata che è il figlio 17enne. Sui social un video mostra il pestaggio nel centro storico di Napoli ai danni di giovanissimi che affollano la movida. Sempre nel cuore antico della città la denuncia della nuova-vecchia moda di dare ceffoni ai turisti.

Giovanissimi e spesso minorenni, armati di coltelli, bastoni e pistole. La violenza come metro di relazione all’interno dello spazio urbano per affermare un potere o semplicemente per divertimento, momento espositivo di uno “Squid Game” che da queste parti va avanti ben prima di Netflix e della pandemia. Dai baby boss alle paranze dei bambini ampiamente documentati fino ai “muschilli” raccontati da Giancarlo Siani oggi si assiste a una fase nuova e nichilista: da vittime di adulti che li armano per le guerre del controllo del territorio allo status di gangster in stile Gomorra. E girano armi, non solo pistole, bombe e Ak47 messi a disposizione da Ponticelli a Pianura. Ci sono le lame nelle tasche anche per andare a trascorrere un sabato sera, spesso su suggerimento di quegli adulti ormai incapaci di badare anche a se stessi.

“Stanno uccidendo Napoli” ha gridato il vescovo Don Mimmo Battaglia che al grido ha aggiunto il suo appello per un “Patto educativo” come vera e propria proposta politica nel deserto istituzionale e nella mancanza di rete in quello stesso mondo di trincea che sono le associazioni, i comitati e il terzo settore. Bisogna fare presto, la mattanza è in atto in una città che ha già perso e continua a perdere la migliore gioventù.

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