A ERCOLANO NON HA SPARATO UN MOSTRO: LA BARBARIE NELLA NORMALE VITA QUOTIDIANA

Giuseppe Manzo – Ha visto due ragazzi e pensava fossero ladri. Prima spara, uccide e poi chiama i carabinieri in un processo inverso del vivere civile. Il duplice omicidio dei due ventenni Tullio e Giuseppe a Ercolano racconta cosa siano diventate le relazioni umane e sociali nella provincia di Napoli.

Questa barbarie non è opera di un mostro né del criminale di professione o del camorrista contro cui possiamo puntare il dito. Questo crimine è opera della quotidianità, lo aveva previsto Eduardo in “Le voci di dentro”: “Un delitto lo avete messo fra le cose probabili di tutti i giorni; un assassinio nel bilancio familiare!”.

Certo, questa barbarie viene da lontano. Il contesto di propaganda politica sulla legittima difesa e sull’uso delle armi per proteggersi, ma davvero vogliamo liquidare dando la sola responsabilità a Salvino e Meloni come di legge in queste ore?

Basta girare per le strade e si può vedere l’aggressività in auto, a piedi, in una normale fila. Sui social si è pronti a infangare e insultare per invidie e frustrazioni. Quanti e troppi casi vedono al posto delle pistole la diffamazione, il bullismo, lo stalking e la minaccia per distruggere una persona. E quanti sono complici magari con il marchio di quella sinistra radical chic trasferita su Facebook e sparita dalle urne e dalle piazze.

Quanta brutalità esprime Napoli che hanno raccontato come città dell’amore, quante armi sono in giro e non solo nelle mani dei baby boss. Quanto degrado umano anche a causa della pandemia ha infettato lo spirito di comunità. Vince l’io, la difesa di chi si sente minacciato da un nemico che può essere chiunque tanto da sparare a due ragazzi solo per un sospetto.

No, a Ercolano non c’è un mostro. Non vi crediate assolti, il delitto è servito nel bilancio familiare. E di questa città.

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