MARIO, IL SORRISO CHE PER ANNI ALLA STAZIONE CENTRALE HA ACCOLTO I PENDOLARI NAPOLETANI

G. M. – Si chiamava Mario ma a volte diceva anche Fabio. Non era importante il suo nome ma il suo sorriso e i suoi occhi che appena varcato l’uscio del corridoio del “Binario calmo” si palesavano allo sguardo assonnato o frenetico di chi a Napoli entra o esce dalla stazione.

Fermo davanti al bar dei ferrovieri salutava e, soprattutto, osservava tutti quelli o quelle che entravano/uscivano con un saluto e un simpatico soprannome. “Buongiorno modella”, “buongiorno filosofo”, “buongiorno primo ministro” e così via. Non chiedeva soldi ma il suo approccio portava spontaneamente a lasciare spiccioli nelle sue mani. Aveva memoria di tutti o almeno in particolari degli abituè che con lui scambiavano due parole. Si preoccupava se per giorni non ti vedeva entrare e chiedeva se ci fosse un problema. E allo stesso modo ci preoccupammo quando 3 anni fa sparì per un mesetto e poi tornò raccontandoci che aveva avuto un malore.

Per 5 anni è stato il buongiorno con il sorriso a chi scrive fino all’ultima volta, solo 10 giorni fa quando l’8 novembre mi ha salutato con la sua inconfondibile voce da cantante jazz e, come sempre, prendendomi in giro mascherato da complimento per i miei capelli lunghi. Mancherai a questi tristi viaggiatori e pendolari napoletani a cui regalavi il primo sorriso della giornata.

Per capire o semplicemente vedere “Mario” ecco l’intervista che gli fece il giornalista Arnaldo Capezzuto nel 2017.

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