NAPOLI, CASO INTERINALI ANM: LUCCHESE (USB) DIFENDE ESPOSITO. “PRECARI TENGONO IN PIEDI AZIENDA”

In queste settimane oltre alla parentopoli in Asìa è scoppiato anche un caso “mediatico-politico” rispetto all’Anm – l’azienda napoletana mobilità. Sul banco degli imputati c’è il consigliere comunale e capogruppo Pd Aniello Esposito: avrebbe chiesto durante una seduta di affrontare la questione dei precari nell’azienda tra cui c’è anche la figlia.

“Imbarazzo” tra i dem, allusioni e critiche sull’opportunità di intervenire su un’azienda dove lavora un congiunto sono piovute contro Esposito. A difesa del consigliere comunale, però, è arrivato Vincenzo Ezio Lucchese, un dirigente sindacale dell’Unione sindacale di base e lavoratore Anm che alcuni anni fa fu anche vittima di una brutale aggressione mentre era in servizio rimediando diverse ferite e il ricovero in ospedale.

Sulla sua pagina facebook Lucchese ammette che “mai e poi mai, nella mia vita”, avrebbe pensato di dover difendere Aniello Esposito” ma analizza la questione da un altro punto di vista.

“Il Consigliere in questione, avrebbe manipolato, pilotato, la selezione tenuta da una agenzia di lavoro interinale per mettere la figlia a fare, nientepopodimeno la schiava a meno di mille euro al mese, in piena pandemia da COVID 19, sfruttata, ricattata, precaria e senza certezze per il futuro”, scrive Lucchese. E aggiunge: “caro consigliere: lei conta veramente poco: ai tempi d’oro, i figli dei politici prendevano ‘il posto’ al ministero. Ma non scherziamo”.

“Ma perché mai – continua Lucchese – una persona che porta un cognome pesante, non dovrebbe avere diritto a poter entrare nel mondo del lavoro, semplicemente per non far cadere sospetti sull’operato dei propri parenti o congiunti? L’USB che é una sigla che non ha mai fatto sconti a nessuno, ha denunciato, ha fatto inchieste e redatto dossier, ha subito ritorsioni e minacce, in questo caso ha preso una posizione, oggi non la rinnega: la rivendica ed io appoggio questa decisione. Fummo i primi a chiedere che le assunzioni si svolgessero solo tramite concorso: abbiamo perso e dirigenza e proprietà andarono avanti per la loro strada”.

“Oggi, dopo due anni, gli stessi vogliono buttarli fuori – denuncia Lucchese – dopo aver tenuto in piedi un’Azienda, un servizio, per due soldi, sui turni peggiori, in piena pandemia, sotto pressione, sotto ricatto, in maniera professionale e con abnegazione. E lo posso affermare con cognizione di fatto visto che sono un loro Capo: li gestisco, dispongo di loro e mi avvalgo della loro collaborazione. Mi dispiace ma non ci sto”.

“Il lavoro é sacro: la parola d’ordine deve essere stabilizzazione per i precari e concorso per i disoccupati di Napoli che meritano la loro opportunità, al netto del fatto che, i titoli per fare gli autisti sono in possesso di un ristretto numero di persone. Ribadisco il mio pensiero e la mia vicinanza ai miei ragazzi, sposo la linea di USB ed invito i giornalisti, prima di partire per la tangente, ad approfondire gli argomenti: rischiate di fare il gioco di qualcuno che, in questa storia gioca sporco sul serio”.

Lo stesso Aniello Esposito aveva replicato alle polemiche sulla sua pagina facebook: “rifarei altre mille volte, il mio intervento in consiglio comunale, a tutela di 216 lavoratori interinali di Anm. Solo chi prova sulla propria pelle il precariato, può capire. Uomini e donne che hanno dato cuore ed anima,per un lavoro difficilissimo, in questa città e in un periodo di gravissima Pandemia.  Avete mai utilizzato, un mezzo pubblico, in qualsiasi periferia di Napoli, dopo aver atteso per ore il suo arrivo? Il malcapitato autista viene letteralmente aggredito dalle inferocita utenza e fin quando è verbale, ma tante volte l’attacco è fisico.

Questi lavoratori somministrati, non sanno il loro domani. E, qualcuno, ha voluto mettere in moto la macchina del fango, contro di me. Parla per me, la mia storia sindacale e politica. Fin quando ci saranno lavoratori fragili o in difficoltà, io ci sarò sempre. Un grazie va al Sindaco Manfredi, che ha interpretato bene la problematica”.

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