CORRI LORENZO, VAI LONTANO: NON TI “DISUNIRE” CHE NAPOLI NON HA MAI AMATO I SUOI FIGLI DI TALENTO

Giuseppe Manzo – Corri Lorenzo, più forte che puoi verso Toronto. Vai lontano da Napoli per chiudere la tua carriera scegliendo ciò che tutti avrebbero fatto. Te ne vai da campione d’Europa, unico napoletano con la maglia azzurra di talento dopo Peppe Iuliano e quarto marcatore di tutti i tempi: ti manca solo un gol per raggiungere Diego Armando Maradona.

L’epilogo dopo 10 anni azzurri di ragazzo prodigio che sulla sua strada ha trovato il maestro Zeman e gli ha permesso di entrare a 20 anni nel calcio che conta. Le reti con la punizione al Dortmund nel 2013, quel tiro a giro che nel 2017 ha ammutolito il Bernabeu, nel 2018 il pallonetto che umiliò il Psg al Parco dei Principi e la rete al City in corsa dopo lo scambio con il gemello Mertens. Gli assist a Cavani e Higuain, i cross per Callejon. Le due coppe Italia e la Supercoppa italiana alzate al cielo, la maledetta finale di Roma contro la Fiorentina decisa dalla sua doppietta.

Poi la scorsa estate la consacrazione del campione con la vittoria degli Europei e il gol più bello del torneo contro il Belgio partendo da metà campo e consacrando “ ‘o tiro a ggir”. Corri Lorenzo verso Toronto, via da una città che per anni non ha mai accettato che il figlio di un ambulante di provincia potesse diventare il “10” e la bandiera azzurra. Corri lontano Lorenzo da chi ti chiamava “cafone”, “fa sempre lo stesso movimento”, “è un mezzo giocatore”. Corri lontano Lorenzo e prenditi questi milioni che a Napoli per 100 euro si vendono anche genitori e figli.

Corri lontano e non aspettarti nemmeno un grazie, che da queste parti pure Maradona se ne scappò di notte su un aereo dimenticato da tutti. È solo calcio Lorenzo ma in questa città no: è lo specchio riflesso di quella disumanità che respiri nelle strade tra i turisti, la pizza e il mandolino. E se come “Fabietto” vedi il “munaciello” sorridi e non ti disunire: ha fatto la scelta giusta, Napoli non è mai stata grata ai napoletani che l’hanno fatta grande.

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