NAPOLI, IL 23 FEBBRAIO ALLA SALA ASSOLI LA PRIMA NAZIONALE DI “GATTO RANDAGIO” DI TONINO TAIUTI

Per nulla facile, Tonino Taiuti è una delle personalità più eclettiche della scena italiana. A 72 anni dipinge, suona, recita, sperimenta “solo quello che mi piace”. Così nasce “Gatto Randagio”, che debutta in prima nazionale nella Sala Assoli di Napoli mercoledì 23 febbraio e replica fino a domenica 27 (mercoledì, venerdi’ e sabato ore 20.30; giovedì ore 19; domenica ore 18).

Prodotto da Casa del Contemporaneo, “Gatto randagio” è “uno spettacolo che nasce dall’incontro tra due appassionati di teatro, musica, cinema e arti visive, prima che tra un attore e un regista – scrive Luca Taiuti nelle note di regia -. Il tutto si realizza come una suite sperimentale multimediale, dove i suoni diventano parola e viceversa”.

Il protagonista di questa ‘erranza artistica’ è ancora più esplicito: “Gatto Randagio è uno spettacolo ostico; una mia ricerca, un esperimento più musicale che drammaturgico. Non ha un filo logico, è molto frammentario, virato sul lirismo poetico; è un concerto in cui non canto ma recito alcuni brani, frammenti di prosa, poesie di Sanguineti, Palazzeschi, Moscato”.

Nei 60 minuti di spettacolo, che Taiuti promette “non saranno mai gli stessi, sera dopo sera”, i riferimenti musicali sono trasversali: da una parte il ‘900 di Luigi Nono e Luciano Berio, dall’altra la scena noise-rock degli Swans e di Norman Westberg a cui il protagonista aggiunge i suoi riferimenti napoletani.

“Sono nato come consumatore di musica – dice -. Ero nel gruppo che portava in scena ‘Palepoli’ degli Osanna quasi 50 anni fa. Poi sono arrivati i Genesis, i King Crimson e negli ’80 ho trascorso lunghi periodi ad ascoltare free jazz”.

“Gatto Randagio” è un one man show basato sull’improvvisazione. Anche qui con riferimenti precisi. Taiuti non guarda al Jarrett di “Koln Concert”, quanto al rumorismo chitarristico di Derek Bailey e al linguaggio elettronico di Christian Fennesz. “Faccio questo spettacolo perché’ sento dentro uno spirito moderno – continua – È la reazione alla noia che sento intorno a me. Il mio motore primo è la curiosità verso altre forme d’arte, come la pittura che esprime qualcosa di più autentico. I testi sono un vincolo per me, sono scheletri, polveri…”.

Il rapporto con il teatro è sempre forte (“mi interessa tutto”): nato artisticamente con il “Teatro dei Mutamenti” fondato da Renato Carpentieri e Antonio Neiwiller, vincitore 8 anni fa del premio “Le Maschere del Teatro Italiano come miglior attore non protagonista per lo spettacolo “Circo Equestre Sgueglia”, Taiuti afferma orgogliosamente di “evitare  il teatro ufficiale, preferisco portare in scena Beckett da solo”.

Un po’ sperimentatore, un po’ equilibrista, presenta uno spettacolo che gli sfugge dalle mani, senza protezione, né autorale, né del pubblico. “Vado in scena nudo e ne sono consapevole, con l’orgoglio di venire dal popolo e dai vicoli di Napoli. Sfido chiunque a trovare un altro con la mia storia che cita Berio”.

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