NAPOLI, I DISOCCUPATI RISPONDONO AGLI “AVVISI” IN PIAZZA: “SOCIALMENTE PERICOLOSO IL CLIMA SU DI NOI”

Centinaia di disoccupati stamattina di fronte Via Medina, di fronte Questura di Napoli per andare a consegnare i loro ironici avvisi orali alle istituzioni politiche, al Consiglio Comunale, per rispedire al mittente “la criminalizzazione della lotta per il lavoro, ripercorrendo la vertenza storica e avvisando che non si fermeranno”. Il Movimento 7 novembre è tornato in piazza con lo slogan “socialmente pericolosi”, utilizzando il termine con cui sono stati “avvisati” alcuni attivisti.

Da giorni sono in corso notifiche di “avvisi orali” ovvero notifiche del Questore a Eudardo Sorge ritenuti “soggetto socialmente pericoloso per la tranquillità pubblica” dedito ad “atti illegali” che turbano la “quiete” a causa degli scioperi e lotte per il lavoro dichiarando che se continuerà saranno applicate Misure di Prevenzione ed inviti a tenere un atteggiamento “legale” a Mimì Ercolano, Ciro, Antonio ed altri attivisti ai quali la Questura di Napoli con diverse motivazioni informa che se la loro condotta sarà questa saranno applicate “misure di prevenzione” perché ritenuti “pericolosi per la sicurezza pubblica mettendo in pericolo la tranquillità pubblica” perché protagonisti di numerose manifestazioni di protesta e procedimenti legati alle lotte ed iniziative messe in campo.

“Fino all’assurde accuse infamanti ad Eddy – scrive il Movimento in una nota – addirittura per non meglio precisate “attività illecite ai fini del proprio sostentamento” alludendo alla criminalizzazione della sua attività sindacale con il SiCobas al fianco dei lavoratori e proletari”.

“Qualcuno è preoccupato che il fiume di denaro del PNRR e le varie misure possa essere oggetto di rivendicazioni dal basso per il soddisfacimento dei bisogni sociali che la città esprime? E’ possibile reprimere in tal modo il dissenso e chi lotta per il lavoro? C’è un Tavolo Interistituzionale aperto da tempo, perché non dare risposte concrete alle centinaia di disoccupati/e?”. Queste sono le domande che i disoccupati rivolgono alle istituzioni.

Poi l’appello a tutta la città e “alla parte sana, agli attivisti, alle realtà di lotta, ai lavoratori e lavoratrici, ai disoccupati e disoccupate, agli studenti e le studentesse, ai comitati di lotta ambientali e territoriali, alla società civile che auspichiamo prenda parola rispetto a questa vergogna: ad essere ‘pericoloso socialmente’ è il clima che si sta creando attorno alla nostra lotta ed al valore generalizzante che sta assumendo”.

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