IL CASO SALERNO-DE GIOVANNI, RAVVEDUTO: “SAPER SCRIVERE NON VUOL DIRE SVOLGERE FUNZIONE INTELLETTUALE”

Il professore Marcello Ravveduto

Una polemica da pastiera, visti i tempi pasquali. I cori da stadio dei tifosi della Salernitana contro Napoli hanno visto scendere in campo lo scrittore Maurizio De Giovanni con la sciarpa da ultras: “non vado a presentare i miei libri a Salerno”.

Come può uno dei tanti casi di campanilismo da curva trasformarsi in una querelle che coinvolge un personaggio dai più definito “intellettuale”? La risposta arriva dal professore Marcello Ravveduto, docente di Digital Public History alle Università di Salerno e di Modena e Reggio Emilia.

Per chi non conosce lo spessore di Ravveduto ecco alcuni dettagli: è componente del Consiglio direttivo dell’Associazione Italiana di Public History. Insegna al master in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa. È componente del Comitato scientifico della rivista “Narcomafie” e della “Biblioteca digitale sulla camorra e sulla cultura della legalità” presso l’Università Federico II di Napoli. È autore di diversi saggi sul rapporto tra immaginario collettivo e fenomeni mafiosi. È il direttore scientifico della “Galleria virtuale sulle mafie e l’antimafia” nella Casa/Museo “Joe Petrosino”.

“Si sta dando un’incredibile importanza alla polemica innescata – scrive Ravveduto sulla sua pagina facebook – con un evidente risvolto di marketing pubblicitario) da Maurizio De Giovanni. Si è sentito offeso da cori antinapoletani di tifosi salernitani. Una pratica da deprecare da qualsiasi parte provenga. Tuttavia la questione mi fa sorridere. Credo che il suo caso, come quello dei cori insultanti, sia la tipica incontinenza verbale dell’ultrà”.

“Lo stesso scrittore – continua Ravveduto – in un dibattito in ambito universitario il cui argomento era il mito di Maradona e il suo immaginario, si è scagliato contro la Juventus parlando male di Torino, dei torinesi e definendo Garibaldi un assassino. Per cortesia non fu fermato e concluse il suo intervento, pur essendo inorriditi dal suo dire ai limiti del qualunquismo neoborbonico”.

“Era una iniziativa a distanza di cui conservo la registrazione. È proprio vero che saper scrivere non significa necessariamente svolgere una funzione intellettuale”, conclude in modo lapidario il professore Marcello Ravveduto.

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